Fognature, un lavoro rimasto a metà
Qual è la situazione dei collettori a Varese? Siamo totalmente in regola? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Mirabelli, segretario cittadino dei DS e consigliere comunale
La lettura di una pubblicazione sul risanamento del lago mi ha ricordato polemiche antiche connesse alla più importante iniziativa di tutela ambientale del nostro territorio. Ci fu perfino una sentenza del Tribunale che dribblò sospetti sul “Circolo” come possibile inquinatore.
La lettura mi ha confermato che, ancora oggi, non tutti i centri rivieraschi sono collegati al collettore fognario, lungo 24 chilometri. Anche se non sempre per cattiva volontà politica: per esempio allacciare le fognature di una parte del centro di Gavirate al collettore circumlacuale comporterebbe un terremoto di lavori pubblici, cioè il blocco totale per mesi di alcune vie.
Ma qual è la situazione della rete fognaria di Varese? A distanza di tanti anni siamo totalmente in regola? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Mirabelli, segretario cittadino dei DS e consigliere comunale della nostra città che segue le problematiche dei lavori pubblici.
Consigliere, come stiamo a fognature?
Lo stato attuale della rete fognaria cittadina, che si sviluppa per circa 242 km è sostanzialmente buono. Le acque vengono condotte in due bacini: uno gravitante verso il fiume Olona e servito dal depuratore del Pravaccio e l’altro gravitante verso il lago di Varese e servito dal depuratore di Bardello. Tuttavia il 2% della popolazione di Varese, circa 1740 abitanti, continua a scaricare in pozzi perdenti. In questi casi dovrebbe essere rilasciata preventivamente un’apposita autorizzazione ma, agli atti, esistono solo 866 richieste di questo tipo.
Quali sono le zone che ancora oggi attendono la fognatura e quali le ragioni dei ritardi nella realizzazione di questi ampliamenti?
Bisogna premettere che, oltre alla programmazione degli investimenti per gli ampliamenti, Il Comune deve provvedere alla manutenzione della rete fognaria esistente. Le tubazioni, infatti, hanno un’anzianità media di circa 40 anni, non sono tutte uguali fra loro e non durano in eterno. Ogni anno se ne deve ricostruire un tratto come è recentemente avvenuto in via XXV Aprile o in via Copelli. Di conseguenza, benché la Giunta di centro – destra abbia inserito per anni nei bilanci di previsione gli ampliamenti in questione è stata poi regolarmente costretta a farli slittare in sede di bilancio consuntivo un po’ per mancanza di fondi, un po’ perché i pochi fondi disponibili preferiva dilapidarli in spese inutili. Non è un caso che gli abitanti di via Vetta d’Italia, Cascina Mentasti, via Monte Generoso abbiano manifestato in più occasioni un crescente disagio.
In che misura è mancata l’attenzione del Consiglio comunale e a chi e perché, in particolare, dobbiamo chiedere conto di questo deficit di urbanizzazione?
L’attenzione del Consiglio comunale su un argomento così delicato, se si escludono alcune nostre interrogazioni, è stata intermittente. Nei primi sette anni delle Giunte Fumagalli è stato fatto poco o niente. Solo promesse che sono rimaste sulla carta. Per fortuna ultimamente si può rilevare una timida inversione di tendenza. La Commissione Lavori pubblici, infatti, ha appena preso visione di uno studio scientifico che fotografa la situazione attuale della rete fognaria cittadina. Sono state finalmente individuate delle priorità. Adesso occorre passare dalle parole ai fatti concreti: è tempo, cioè, stanziare i fondi, fare i progetti, programmare i lavori ed eseguirli. Cose,purtroppo, tutt’altro che scontate per una coalizione di centro – destra che ha dimostrato di essere incapace di gestire perfino l’ordinaria amministrazione.
Può illustrarci nel dettaglio qualche situazione critica? Esistono pericoli anche per le falde acquifere?
La situazione più critica è, senza dubbio, quella del rione di Bizzozero, le cui fognature, comprese pare quelle della Asl, scaricano in un collettore che riversa le sue acque in una valletta laterale alla via Piana di Luco dove si è formata una vera e propria palude dalle esalazioni mefitiche. Sempre a Bizzozero c’è via Monte Generoso dove manca la fognatura soprattutto per negligenza della Provincia che non si decide a costruire il depuratore di Gornate Olona. Ma anche la situazione di via Vetta d’Italia e Cascina Mentasti desta più di una preoccupazione. In questo caso, infatti, i pozzi perdenti delle abitazioni private continuano a scaricare in una zona dove ci sono le sorgenti della Bevera da cui proviene circa il 60% dell’acqua potabile di Varese e dell’intera Valceresio. Noi ed Aspem, negli anni scorsi, abbiamo denunciato più volte il potenziale rischio di inquinamento delle falde acquifere ma ci è stato sempre risposto che il criterio guida dell’Amministrazione è unicamente quello costi benefici in base al quale, data la scarsità numerica delle famiglie residenti, un eventuale ampliamento della rete fognaria risulta essere troppo oneroso.
E’ lecito ancora oggi avere dubbi sull’esistenza di scarichi non individuabili da parte dell’Ospedale di Circolo?
Assolutamente no. La situazione è infinitamente migliore rispetto a quella degli anni Ottanta e Novanta. Ora gli scarichi dell’Ospedale di Circolo passano attraverso il depuratore di Bardello. Tuttavia, come accade nel territorio di altri Comuni, anche in quello di Varese permangono ben 600 scarichi di pozzi perdenti di abitazioni private che, in ultima istanza, finiscono nel lago. Alcuni di questi scarichi non sono neanche autorizzati. Ci auguriamo,pertanto, che, al più presto, vengano avviate le procedure di regolarizzazione.
Quanto tempo e quanti soldi occorrono per attuare un piano che doti la nostra città di una rete fognaria adeguata alle esigenze?
Con l’attuale Finanziaria varata dal governo di centro – destra ( FI – Lega – AN – UDC ) che riduce ulteriormente i trasferimenti agli enti locali ci vorrà ancora, se tutto andrà bene, almeno 15 anni. Occorrerebbe, infatti, uno stanziamento complessivo di circa una decina di milioni di euro, secondo le stime più prudenti, che il Comune di Barese è ben lontano dal possedere.
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