La Ratti affitta un ramo di Rpm con 68 operai
Fallita la joint venture con l'azienda lecchese che ha dichiarato fallimento
La società Ratti di Luino ha affittato un ramo dell’azienda Rpm di Lecco con 68 operai. Nel frattempo la ditta, che produce macchinari tessili, e che aveva stretto una joint venture con la Ratti ha dichiarato fallimento. Dalla decisione di dichiarare fallimento e dalla conseguente rottura di ogni accordo precedente la ditta luinese, in forti difficoltà economiche, ha acquisito un ramo dell’azienda lecchese. Giuseppe Marasco della Fim-Cisl non appare molto entusiasta dell’accordo: «La decisione della Ratti di prendere in affitto il ramo di Rpm ci lascia un po’ perplessi anche se la dirigenza della società ha giustificato l’intervento con una volontà di aggredire il mercato per non soccombere».
Infatti la storica azienda luinese attraversa crisi cicliche da un decennio, fa sempre più fatica a mantenere il ritmo della concorrenza e a più riprese è ricorsa a procedure di mobilità e di cassa integrazione. L’ultimo preoccupante episodio è avvenuto a gennaio di quest’anno, poco prima che l’azienda si dividesse in tre società (meccano-tessile, tessile, fonderia) quando l’espediente della divisione societaria diede la possibilità all’azienda di chiedere ancora ammortizzatori sociali per i lavoratori fermi da mesi. Poi venne il tentativo di unione societaria con la Rpm.
La situazione, dunque, preoccupa nuovamente i lavoratori che non riescono a vedere chiaro per il loro futuro. Solo nei prossimi mesi si potranno vedere i risultati della nuova mossa se produrrà effetti benefici o si riveli l’atto finale di una morte annunciata.
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