Anche in Lombardia il “kit della libertà”
Uno zainetto con tutto il necessario per orientarsi nei primi due giorni fuori dal carcere: la proposta sarà portata in Consiglio da Giovanni Martina
Per chi esce da un carcere, il primo giorno di libertà non può che essere un giorno di disorientamento. Alcuni giorni, o magari anni, lontani dalle proprie città possono rendere chiunque uno straniero. E tenendo conto del fatto che la maggior parte dei detenuti è veramente composta da stranieri, le cose non possono che essere più chiare.
Spesso poi, il disorientamento, è causa di confusione e, purtroppo, di ritorno al crimine. In questo modo si instaurano dei pessimi circoli viziosi, che portano ai troppi casi di reati “con precedenti penali”. Per questo motivo a Roma, già dal 22 dicembre del 2004, a chi esce di carcere viene consegnato un “Kit delle 48 ore”. Questo kit contiene tutto ciò che può essere utile nei due primi giorni di libertà.
Ad esempio si possono trovare una mappa dei trasporti, informazioni in più lingue riguardo comunità e punti organizzati di assistenza sociale, dei buoni pasto, biglietti giornalieri dei mezzi pubblici, una scheda telefonica, prodotti per l’igiene personale, una maglietta di lana o di cotone o altri beni di prima necessità. Insomma, tutto il necessario per essere autonomi nei primi giorni, sperando di ricreare dei (buoni) contatti con il mondo esterno, per tornare velocemente ad una vita onesta ed indipendente.
Dopo Roma, ora, il Consigliere regionale del Prc Giovanni Martina chiede che questo servizio venga attuato anche nella nostra regione. «Nelle carceri lombarde», ha sottolineato Martina «come in tutta Italia, gran parte della popolazione detenuta è rappresentata da persone povere, non solo immigrate, in grave difficoltà al momento del reinserimento nella società».
L’idea è sicuramente buona ma, come spesso avviene in questi casi, le procedure amministrative di attivazione possono portare confusione. Per questo, nella sua proposta, Martina chiede che il finanziamento giunga direttamente dalla Regione, attraverso i comuni sui cui territori è ubicato un istituto penitenziario, definendo questa scelta «un atto intelligente e concreto».
La proposta sarà presentata in occasione della prossima riunione di Consiglio.
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