Competizione senza regole, così non si cresce
L'opinione, e le preoccupazioni, di Vito Tioli (Cna)
La lettera del collega artigiano di Gornate Olona, Ingegner Massimo Cremona, che si occupa di stampaggio materie plastiche e costruzione stampi, mi trova completamente d’accordo sull’analisi amara e per niente rosea a chi, come lui e noi, ha investito risorse e intelligenza nella propria azienda e oggi si trova a dover competere senza regole, in un mondo globalizzato, con un colosso come la Cina che marcia a un livello di crescita vicino al 9-9,5% contro una nostra crescita vicino allo zero. E’ sicuramente un problema politico che diventa immediatamente economico per chi come noi ogni giorno si misura con la realtà operativa.
Ogni giorno siamo tra l’incudine e il martello, le nostre quotazioni sono sempre alte e non competitive, naturalmente quando diventiamo acquirenti di materie prime non abbiamo nessun potere contrattuale, e dobbiamo pagare quanto ci viene richiesto o rinunciare anche a quel poco lavoro che è rimasto sul nostro mercato.
Il problema della crisi economica, della mancata crescita della nostra produzione, dei consumi che si contraggono, non è una situazione solo di questi giorni ma è da qualche anno che i settori manifatturieri sono in crisi, se pensiamo al tessile e la memoria non mi tradisce, sono almeno 40 anni che si parla di crisi del settore.
Eppure ancora oggi si cerca di balbettare qualche risposta che avrà gli effetti di un pannicello caldo su una gamba di legno.
A questo punto penso sia utile pensare in grande per cercare di dare una soluzione a un grande problema. E’ inutile pensare a dazi o soluzioni similari che porterebbero solo ritorsione, ma è indispensabile che l’Europa del 25, compresa l’Italia che deve sentirsi Europea non solo quando le fa comodo ma anche nei momenti di difficoltà, sappia costruire in tempi brevi una strategia nei confronti dei paesi emergenti, che li metta nelle condizioni di investire al loro interno per far star meglio la gente che realizza quello sviluppo economico che trasferito all’esterno andrebbe a destabilizzare degli equilibri costruiti con anni di contrattazione e cultura del rispetto dei diritti e delle garanzie sociali.
Non concordo con Cremona, sulla valutazione del viaggio del presidente della Repubblica in Cina, perchè penso che sia giusto che il Presidente promuova le imprese italiane e la collaborazione con i paesi in via di sviluppo, semmai tocca al Governo in seconda battuta, sempre in stretta collaborazione con l’Europa, stabilirne le modalità e i limiti.
Modalità e limiti che attualmente non sono affatto regolamentati e che consentono a imprenditori commercianti, in nome del liberismo più sfrenato a delocalizzare imprese e produzioni senza minimamente tener conto dell’impatto sociale che si manifesterà nel nostro paese.
Comunque, caro Cremona, la Cina è vicina, perchè anche in Romania, Ungheria, Polonia, Croazia e tanti altri paesi Europei le condizioni di lavoro e sfruttamento non sono inferiori e il risultato è sempre uno e uno soltanto: non si può competere a condizioni così diverse tra noi e loro.
Bisogna lavorare a livello politico per spingere chi ne ha la responsabilità ad attivarsi per dare delle risposte funzionali a uno sviluppo armonico nel rispetto dei diritti e nel rispetto eco-ambientale, sono profondamente convinto che questo si possa fare solo a livello europeo.
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