Gli artigiani dell’Acai «Chiediamo lo stato di crisi del settore»
Secondo l'Associazione Cristiana Artigiani Italiani la ricetta per vincere la concorrenza cinese sta anche nella defiscalizzazione
Tranquilli ma determinati a far sentire forte e chiara la propria voce. Così, da tempo, sono gli artigiani dell’Acai – Associazione Cristiana Artigiani Italiani. E non vi era occasione migliore dell’inaugurazione del Salone del Tessile per comparire, in polemica con gli ottimismi ufficiali, a denunciare lo stato di sofferenza di questo antico e onorato settore industriale, che ha fatto la storia e la ricchezza della nostra terra.
Insieme a vari rappresentanti dell’Acai con striscioni e cartelloni – evidente l’intento di cogliere la visibilità dell’evento per farsi portavoce di istanze sempre più urgenti – erano presenti il presidente Enrico Maratti ed il segretario Enrico Ottolini. «Chiediamo che la Provincia riconosca lo stato di crisi del settore, come si è provveduto a fare in provincia di Bergamo, per esempio» chiedono i rappresentanti dell’Acai. «Perchè qui ci si ostina a negare l’evidenza, come se si volesse nascondere la realtà della crisi? La Cina sta rosicchiando fino al 40% delle nostre quote di mercato, e senza rispettare alcuna regola intermini di tutela dei lavoratori. Noi mettiamo tutto a norma, e sappiamo che è giusto e doveroso, i cinesi invece se ne infischiano».
L’Acai chiede anche una defiscalizzazione per le piccole imprese artigiane del settore, vista la situazione tutt’altro che rosea. «Intendiamoci: non abbiamo mai fatto sceneggiate, ma una situazione straordinaria richiede inteventi straordinari» chiarisce Ottolini. «Qui invece da tempo vediamo che l’orchestrina suona mentre il Titanic del tessile affonda».
Il segretario dell’Acai conclude con parole che fanno riflettere: «Parliamo di gente che ipoteca la casa e non può mandare i figli a studiare all’università, non di minuzie. Come si può vivere dignitosamente oggi con redditi di 1500 euro mensili per famiglia? Poi il governo ha il coraggio di venirci a dire di consumare!»
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