Carri armati, cresce il made in Switzerland

Nel 2004 il mercato d’armi svizzere è cresciuto del 6,2 per cento, per un giro d’affari da 402,4 milioni di franchi

In Svizzera l’export delle armi è un mercato redditizio, e sempre più importante. Secondo i dati forniti dal Segretariato di stato dell’economia svizzero (Seco), infatti, nel solo 2004 il piccolo paese elvetico ha esportato per più di 402,4 milioni di franchi, 23,4 milioni in più dell’anno scorso. Questo significa che l’incremento percentuale ha raggiunto il 6,2%, confermando un trend in aumento costante da quattro anni. Il mercato destinatario più importante rimane quello europeo, con un 63% degli acquisti ma, in realtà, qui c’è stata una flessione rispetto al 2003 (68,3%).

Questa caduta del mercato UE, tuttavia, è stata ampiamente reintegrata dalla vistosa crescita degli acquisti africani, che sono passati in un solo anno dall’8,7 al 15,8%. I paesi che hanno speso di più? Sono il Botswana (che in un solo anno ha raddoppiato gli acquisti), la Spagna e l’Irlanda.

L’arma più venduta, secondo i dati forniti dal Seco, è il veicolo corazzato (42,4%), seguito a distanza dalle munizioni per armi (17,6%) e dal materiale per la direzione del tiro (16,9%). 

In Svizzera l’esportazione di armamenti è regolamentata dalla Legge federale sul materiale bellico del 1996, che proibisce la vendita a paesi in stato di conflitto.Quindi il fiorire di questo mercato non è relazionabile alla guerra in Irak, dato che questo paese, insieme a Israele e Turchia, è soggetto a embargo. Anche se nella Confederazione esistono alcune iniziative popolari contro questo mercato, nel 1997 un referendum bocciò un’iniziativa per il divieto di esportazione di materiale bellico, con una pesante percentuale di voti contrari (77,5%).

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Pubblicato il 08 Febbraio 2005
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