Pronto soccorso, attenzione a fare giustizia sommaria

In alcune occasioni il presidente della Provincia si è occupato di problemi della nostra città ma che sono anche di un territorio di sua competenza. Marco Reguzzoni è diretto, franco e non ha mai evitato nemmeno il confronto con il sindaco Fumagalli, la grave questione del Pronto Soccorso dell’ospedale di Circolo non poteva vederlo spettatore passivo.

Come difensore di un interesse di molti egli ha fatto un’entrata da stopper roccioso: via i vertici dell’azienda ospedaliera, sono degli incapaci.
A supporto della richiesta Reguzzoni ha riferito di suoi contatti con Formigoni, di valutazioni con riscontri; in sostanza non ha riferito di un’analisi su una quantità di elementi certi, ma ha fatto la clamorosa richiesta di allontanamento del direttore generale Rotasperti e del direttore sanitario Zenoni partendo dai risultati della loro gestione del problema del Pronto Soccorso.

Una richiesta che ha implicazioni politiche non da poco anche perché si è in campagna elettorale e se il direttore sanitario Stefano Zenoni è di area leghista, Roberto Rotasperti ha altri referenti, potenti.
Una richiesta che presume un potere degli accusati senza controlli e vincoli, che immagina una loro totale autonomia programmatoria e gestionale.
Una richiesta che presume in qualche modo ingenuità in chi ha accettato incarichi gravosissimi venendo da precise e forti esperienze e quindi con ben chiaro il concetto di responsabilità.

In virtù di questa esperienza si può dunque presumere, anzi dare per scontato che davanti a un problema spinoso, ancora irrisolto dopo lunghi anni i vertici del Circolo abbiano operato a strettissimo contatto con la “centrale” della sanità, vale a dire che non abbiano fatto una scelta o varato un progetto e un conseguente programma di spesa senza l’incondizionato consenso del Pirellone. E’ vero che qualche volta anche a certi livelli l’esecutore può commettere errori, ma sono errori materialì, non certo concettuali dopo il ponderato nulla osta per l’attuazione di un piano d’azione.

Ci sono nella sanità odierna sfere di responsabilità e autonomie ben precise, tanto precise che se ai medici e ai cittadini un direttore generale d’ospedale sembra un dio, in realtà lo è per l’amministrazione ordinaria: per le questioni di fondo dipende dal direttore generale della sanità regionale che a sua volta deve rispondere all’assessore. Il quale assessore può trovare di traverso sulla strada di una sua decisione il governatore o magari anche eccezionali Richelieu. In Lombardia abbiamo il “cardinale” Abelli. Facile dedurre che
la testa di Rotasperti servita su un piatto d’argento alla Lega dovrebbe avere come contorno altre. La cena è da rinviare. Non fosse altro perché non ci sono in ballo solo i posti letto del Pronto Soccorso, ma anche il completamento e il varo del nuovo ospedale. E tra un mese e mezzo le elezioni.

Si vuole decapitare il direttore sanitario? In casa sua ognuno agisce come meglio crede, ma da vecchio cronista ricordo che gli attuali direttori sanitari
sono alle strette dipendenze del direttore generale, possono cioè progettare fin che vogliono, ma non fanno un passo senza l’approvazione gerarchica.
Ho seguito anche l’impegno alla direzione sanitaria di Fabio Banfi, preparato e grande diplomatico: la sua autonomia finiva dove cominciava quella del direttore Lucchina. Che, ne sono certo, non avrebbe mai lasciato solo Banfi in caso di bufera.

Ai tempi di Ermanno Montoli il Pronto Soccorso funzionava con 12 medici e 20 infermieri, ma alle spalle aveva un ospedale da 900 letti contro i 537 di oggi. Era un ospedale già governato dalla politica, ma i politici erano varesini. La riforma sanitaria, aldilà della situazione finanziaria che tutto complica, ha tolto l’anima al “Circolo”. La gente non sente più suo l’ ospedale. Dalla Bindi in avanti paghe da frate ai medici e leggi su base statistica che oggi sottraggono il “Circolo” ai cittadini spesso costretti a farsi curare e anche a morire lontano da Varese.

Nella rabbia di Marco Reguzzoni sono in molti a identificarsi dopo tante frustrazioni. Resta il fatto che è sempre preferibile un processo, accurato e condotto con determinazione, a una esecuzione sommaria.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2005
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