Textile Day: la lettera aperta del Sindaco Luigi Rosa
Il primo cittadino invoca la presenza dei Comuni ai tavoli di concertazione imprese-Provincia, e invita gli imprenditori a ritrovare il giusto spirito di innovazione
Riceviamo e pubblichiamo
In
occasione del Textile Day, giornata di mobilitazione europea a sostegno del
tessile, vorrei essere vicino agli esponenti del settore produttivo che tanto
ha dato alla mia città e al suo territorio e che tanto potrà dare ancora nei
prossimi tempi.
La
crisi del settore tessile sta occupando in questi giorni le pagine dei
giornali. Dopo il Salone del Tessile, organizzato qualche settimana fa a
Malpensafiere, molti sono stati gli interventi dei diretti interessati, gli
imprenditori del settore, dei politici e degli amministratori pubblici su
questa situazione.
Ritengo
che il principale merito di questa kermesse sia stato proprio quello di alzare
il velo sullo stato di crisi di un settore che è sempre stato fondamentale
dell’economia del nostro territorio, rendendo evidente a tutti quanto da tempo
si commentava a bassa voce tra gli addetti ai lavori.
Parlare
della crisi del tessile è già il primo passo, ma non basta: occorrono sin da
subito altre misure che devono coinvolgere a 360° le volontà private e quelle
pubbliche. Anche se di recente abbiamo avuto qualche buon esempio con le
prospettive aperte dal B.A.Film Festival verso il settore poco tradizionale
dell’industria cinematografica, il nostro territorio non può permettersi di
perdere per strada la sua storia. E comunque i dati dicono che l’industria
manifatturiera della nostra provincia gioca ancora un ruolo rilevante, dato che
la sua quota di valore aggiunto corrisponde al 38,8%: significa che su 100 Euro
che circolano nel Varesotto, quasi 39 provengono dall’industria tradizionale.
Tra i
possibili rimedi a questa situazione, c’è senza dubbio la petizione che è stata
consegnata oggi: bisogna che si costruisca un gruppo di pressione che agisca
sui governi degli stati membri dell’UE, perché il tessile ha necessità estrema
di poter operare in un mercato libero, che sia però corretto. Non si tratta di fare guerra alla Cina, ma di
pretendere regole giuste per tutti: questo è il modo più corretto di
interpretare la globalizzazione.
Qualche
altro timido passo è stato poi fatto nei giorni scorsi, quando in Provincia si
è riunito un tavolo di concertazione cui hanno partecipato le forze sociali che
si sono accordate per inviare al Ministero del Lavoro la richiesta di cassa
integrazione anche per le aziende con meno di 15 dipendenti, sulla scorta di quanto
è stato ottenuto a Vigevano. E’ notizia di questi giorni, infatti, che le
aziende in crisi del settore calzaturiero della Lomellina potranno usufruire di
ammortizzatori sociali per 15 milioni di Euro e questo grazie al gioco di
squadra messo in campo dal Comune di Vigevano, dalla Provincia di Pavia, dalla
Regione che insieme a tutte le parti sociali hanno presentato una proposta
premiata dal Ministero. Questo risultato, tra l’altro mette in evidenza che ai
tavoli di concertazione dovrebbero essere invitate anche le Amministrazioni
Comunali, che hanno il polso della
situazione e che possono davvero portare un contributo concreto per le aziende.
Devo
dire che però a Busto un segnale positivo lo abbiamo avuto: le aree della zona
industriale sono andate a ruba e presto una cinquantina di nuove aziende si
insedierà a Sacconago. Questo segnale
merita tutto il nostro sostegno: come ho già avuto modo di dire, il Sindaco
della Manchester d’Italia non intende di certo far mancare il suo appoggio.
Accanto
però alle iniziative a difesa del made in Italy, alle giuste richieste di
infrastrutture e di aiuti in campo fiscale, come hanno detto illustri
osservatori, primo fra tutti Marino Vago, vice-presidente di Confindustria,
occorre che gli stessi imprenditori sappiano rischiare e investire come hanno
fatto negli anni del boom economico. Ritengo che sia necessario saper ritrovare
lo spirito di imprenditorialità dei nostri predecessori, fatto di capacità di
rinnovarsi anche dal punto di vista tecnologico e di riconvertirsi.
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