Crisi del tessile, «le etichette difenderanno il mercato esistente»
In provincia il presidente della Camera di Commercio Angelo Belloli, con Marco Reguzzoni illustra al ministro del Welfare Maroni la prima ricetta concreta per difendere il settore
Oltre agli aiuti alle aziende in crisi, un sistema per risollevare il tessile c’è ed è già operativo da subito: difendere il mercato esistente, verificando veridicità delle etichette e rischi per la salute dei prodotti immessi nei circuiti commerciali. Un servizio già nelle facoltà delle Camere di Commercio, e che la Camera di Commercio varesina, insieme alla provincia di Varese, ha proposto al ministro Maroni di strutturare in ambito nazionale e con funzioni via via più ampie nel corso dell’incontro di oggi a Villa Recalcati.
Un controllo che innanzitutto deve essere possibile d’ora in poi non solo sulla carta ma anche concretamente, con strutture adeguate al fenomeno. «Partendo da questo elemento, che é già nelle facoltà delle Camere di Commercio dal 1998 e provando ad ampliarlo fino alla possibilità di monitorare tutto il processo del prodotto riteniamo sia possibile scoraggiare chi delocalizza in paesi che sfruttano l’assenza di regole nel settore – ha annunciato Angelo Belloli, presidente della Camera di Commercio varesina – Una iniziativa che vogliamo correlare alla promozione della responsabilità sociale delle aziende».
L’idea è: se le nostre aziende subiscono un dumping anche sui
prodotti, che sono più economici anche a causa di una peggiore qualità e di etichette false, il primo sistema è fare controlli stringenti su ciò che è dichiarato in etichetta, scoraggiando chi fa arrivare da lontano prodotti e tessuti, senza fare troppi controlli, per commercializzarli. Per ora, sfruttando i poteri di controllo che le Camere di Commercio già hanno (veridicità del prodotto, corretta indicazione della manutenzione d’uso, e assenza di prodotti tossici – in particolare le Ammine Odorose, che sono cancerogene), poi rendendo sempre più chiaro dove e come si è sviluppato il processo di produzione, sia con il bilancio sociale che con le etichette che indicano la tracciatura del prodotto.
Non ipotesi comunicative ma «Controlli che prevedono l’applicazione di sanzioni in caso di violazioni» ha specificato il ministro Maroni, che ha con decisione appoggiato il progetto a lui presentato stamattina dalla Camera di Commercio – presente con il presidente Angelo Belloli e con il direttore Mauro Temperelli – con il supporto tecnico di Centrocot (presente il direttore Maria Grazia Cerini), e dalla Provincia di Varese rappresentata da Marco Reguzzoni. E che ha anche anticipato l’incontro previsto a Roma mercoledì prossimo, che preciserà «Quali aggiustamenti legislativi saranno possibili per renderlo il più possibile operativo e di quante risorse può disporre un progetto simile»come ha dichiarato il Ministro che ha promesso inoltre che il progetto «Sarà supportato da una comunicazione a favore del Made in Italy».
Un’idea che viene da Varese, ma che è ovviamente applicabile in tutta Italia, con la collaborazione delle Camere di Commercio locali, che già svolgono azioni per la regolazione del mercato: tant’è che il progetto ha già il sostegno di altre 20 camere di Commercio italiane, quelle che hanno dato "mandato a procedere" a Varese nell’ambito del Salone del Tessile e che si sono date disponibili a centralizzare i controlli sulle etichette e spingere nell’ambito della promozione dei passi di responsabilità sociale delle aziende.
E i dazi? Sono possibili e per niente delle idee iperboliche: a dirlo non è il ministro Maroni, che personalmente e con il suo partito sta conducendo da tempo una campagna sull’introduzione di dazi sul tessile nei confronti della Cina, ma il presidente della Camera di Commercio Belloli, che ricorda come «la Ue ha già tra le sue regole l’apposizione di dazi nel caso che più del 50% del settore sia minacciato dalle eccessive importazioni. E se tiene presente che la produzione laniera di Biella o il tessile in generale italiano rappresentano da sole il 50% della produzione europea…» spiega. L’unico limite è «la lunghezza del procedimento di prova di queste percentuali: ci vogliono circa tre anni dalla richiesta perchè diventi operativo in UE un provvedimento simile». Intanto, un primo passo in questo senso è stato già fatto: è da oggi in vigore il primo dazio antidumping, relativo alla seta sintetica.
«Si tratta, correttamente, di misure di salvaguardia emesse dalla UE in casi specifici riguardanti alcuni prodotti – precisa Maria Grazia Cerini – Misure perciò legittime, applicabili e già applicate in diversi casi».
E’ andata in porto infine la questione dell’accordo per la richiesta della cassa integrazione alle piccole aziende tessili. «Il presidente Reguzzoni mi ha consegnato stamattina l’accordo firmato, che porterò io personalmente a Roma – ha spiegato Maroni – ottenere i finanziamenti per la cassa integrazione in deroga è perciò ormai solo questione di una manciata di giorni».
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