Horowitz e Sogolow: “Felici di Kastritis, rimpianto Moody. E c’è un’Europa da conquistare”
A due terzi di campionato i due g.m. della Openjobmetis fanno il punto della situazione tra gli obiettivi da cogliere, il mercato futuro e l'avvicinamento di NBA Europe
Nel bel mezzo della pausa di campionato – Coppa Italia in archivio, Nazionale in arrivo – Maksim Horowitz e Zach Sogolow tracciano il bilancio a due terzi di stagione, per conto proprio e di una Pallacanestro Varese che sta sospesa (classifiche alla mano) tra qualche speranza playoff ancora viva e una zona retrocessione allontanata ma non del tutto svanita.
La salvezza, però, non sarà l’unico obiettivo nelle nove partite residue: la corsa – spiegano i due general manager americani – dovrà essere al rialzo per tanti motivi. Il primo si chiama Europa: se i playoff premiano solo otto squadre, è opinione comune che la “zona coppe” si estende fino alla decima posizione. Meglio centrare i primi, chiaramente, ma anche ottenere il pass continentale è ritenuto un obiettivo. Che, a cascata, se verrà raggiunto inciderà sulla squadra del futuro sia perché la coppa fa gola ai giocatori, sia perché ci sono in ballo rinnovi dei contratti in essere.
ROTTA EUROPEA – «Una delle cose che Luis per primo, ma anche noi, ha sempre detto è che Varese deve stare in Europa. Abbiamo questa volontà ma per arrivarci dobbiamo migliorare la classifica attuale: questo sia lo stimolo per vincere più partite possibili da qui alla fine. Se poi ci fosse l’occasione di fare i playoff meglio ancora ma intanto consolidiamo la posizione».
CONTENTI CON IOANNIS – La scelta, forse, più caratterizzante dell’avventura varesina di Sogolow e Horowitz è stato l’ingaggio di Ioannis Kastritis e il conseguente cambio di rotta riguardo alla panchina. Non più un coach esecutore con le istruzioni in mano, ma un allenatore-decisore sul tipo di basket da praticare con gli occhi sul mercato.
«Siamo felici della sua scelta: Ioannis ci ha portato una identità specifica, ha un approccio quotidiano che va nella nostra stessa direzione. Non è un coach già “finito” a livello di crescita: vuole crescere e imparare ogni giorno, ha fiducia nel suo lavoro ma è anche molto umile. Vero che i risultati non sono ancora ideali ma il modo in cui la Openjobmetis sta giocando in questo momento ci consente di restare sempre in partita fino all’ultimo. E magari di vincere, come contro Brescia. Infine, ha portato esperienza e conoscenza del panorama europeo a livello di mercato e anche questo ci è utile».

IL RIMPIANTO MOODY – «Nel nostro lavoro è sempre spiacevole dover cambiare giocatori – qui è Horowitz a parlare – e quando lo fai significa che qualcosa non è andato bene. Nel nostro caso di quest’anno mi riferisco a Stefan Moody: sostituirlo è significato fare “un’operazione chirurgica” alla squadra. Ora in Turchia sta giocando bene: segno che non abbiamo preso un cattivo giocatore ma anche che tra noi e lui qualcosa non ha funzionato».
CINQUE O SEI STRANIERI? – Tocca invece soprattutto a Sogolow approfondire il discorso sul numero degli stranieri, soprattutto quando si pensa che Freeman è quasi inutilizzato ma l’assetto del 6+6 è comunque più costoso. «In estate il budget era limitato e abbiamo preferito spenderlo su meno giocatori, visto che avevamo una base italiana solida con Alviti, Assui e Librizzi. Poi però il rendimento di Moody ha reso più evidente la questione Freeman che avevamo previsto di attendere anche perché, senza coppe, la rotazione a “otto uomini e mezzo” in teoria ce lo consentiva. Poi però abbiamo dovuto cambiare».
I 5 stranieri e l’obbligo (o quasi) di prendere solo americani però sono due dogmi “scaduti”. I due g.m. non mettono veto né sull’una né sull’altra cosa. «L’assetto con cui partiremo dipenderà da diversi fattori: da chi saranno gli italiani, dal fatto se faremo le coppe o meno, dagli incastri di mercato, ma non è precluso il 6+6 fin dall’estate. E anche sulla provenienza lasciamo aperte più strade: a noi importa che il giocatore sia adatto al basket che vogliamo praticare, come accade con Nkamhoua, piuttosto che abbia questo o quel passaporto».
RINNOVI E DINTORNI – Horowitz e Sogolow non si sbilanciano, come prevedibile, sul mercato del futuro fatto salvo che Elisee Assui non ci sarà perché giocherà in NCAA con la George Washington University. Sarà lo stesso giocatore a versare nelle casse biancorosse il buyout previsto con modalità e tempi da definire, ma quei soldi entreranno nel budget della stagione 2026-27. I due soli uomini senza vincoli sono quindi Olivier Nkamhoua e Davide Alviti ma con quest’ultimo si intavolerà una trattativa. Tra chi ha contratto anche Mauro Villa e Marco Bergamin, anche se potrebbero a loro volta pianificare un’esperienza in NCAA (soprattutto l’azzurro).
IL CONVITATO DI PIETRA: NBA EUROPE – Impossibile non toccare l’argomento principe di questi mesi, la futura creazione di NBA Europe i cui confini sono ancora indefiniti e le cui ripercussioni sono ancora tutte da valutare. «Credo sia una cosa positiva – dice Horowitz – perché permetterà di alzare il livello del basket europeo e perché c’è un accordo con FIBA a salvaguardia delle leghe nazionali. Anche il fatto che la BCL promuova alcune squadre in NBA Europe è una cosa buona. Poi però per ogni società dovrà valutare la maniera con cui rapportarsi alla nuova realtà».
«I tifosi europei non amano molto lo stile NBA a livello di intrattenimento – conclude Sogolow – ma vogliono che ogni partita conti. Se però NBA Europe offrirà un calendario “normale”, tipo quello della Eurolega, potrebbe trovare la soluzione migliore per tutti, rispettando la mentalità europea».
LUCI A MASNAGO – Giovedì 26 febbraio Luci a Masnago non andrà in onda, visto lo stop del campionato. Alle 14 su Radio Materia è comunque previsto un collegamento per parlare dei temi toccati da Sogolow e Horowitz. Nel box sottostante la puntata di settimana scorsa, “Medaglia d’Iro”. Per riascoltare invece l’episodio con ospite Sogolow, CLICCATE QUI.
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