“Ha dato e continua a dare un senso alle nostre parole”
Visita alla mostra "A carte scoperte"
Fibre vegetali, molecole di cellulosa, collanti e fili di tessuto, impasto corposo, blob informe dalla vita propria. Foglio sottile e resistente che può dare senso alle nostre parole e alle nostre idee. La carta, materiale affascinante, fragile e solido, bianco o colorato, di riso, di carbone, di filigrana. Pagina vuota con senso di angoscia o strumento stimolante per la nostra fantasia.
Materia antichissima, ha da sempre affascinato il mondo artistico diventando supporto fondamentale di studio e sostanza con cui “fare i conti”.
Il flessibile foglio di cellulosa ha trovato sempre più spazio nel fare artistico, nella pittura e nella scultura, nelle installazioni e nelle performance. Da Picasso a Munari, numerosi artisti si sono confrontati con la carta, servendosene nei modi più diversi. Tagliata, mescolata, impastata, strappata, bruciata, trasformata, ma sempre con il rispetto che si deve a un bene prezioso. Una trasformazione da un universo ultrapiatto e bidimensionale a qualcosa di corporeo e pulsante. Così Pino Di Gennaro, Luca Scarabelli, Valdi Spagnulo, Medhat Shafik e Giorgio Vicentini si confrontano con questa materia, avvicinandosi ad essa in modo differente e a volte antitetico. Una riflessione che travalica il concetto del foglio di uso più comune per indagarne gli aspetti più intrinseci, le potenzialità nascoste e il senso mistico che il banale impasto di cellulosa può avere. Le opere in carta scelte per questa mostra cercano prima di tutto un dialogo con l’ambiente settecentesco di Villa Recalcati, un confronto stimolante tra il marmo, gli stucchi, gli specchi ed il granito, materiali freddi e austeri con la più “leggera” carta.
Nelle mani degli artisti il foglio si trasforma, diventa altro, cambia aspetto ed inganna. In Pino di Gennaro supera la fragilità e grazie al lavoro, che ricorda quello di un antico artigiano, diventa un resistente pilastro che tende al cielo, che racchiude in sé la scrittura cosmica dell’universo, diventando un “Albero del Mondo” che tutto ingloba e tutto spiega. Ne esce una materialità nuova, una indagine che cerca di superare i confini della natura e, come in Valdi Spagnulo, ricorda il lavoro dell’alchimista. Dal metallo all’oro nel medioevo, dalla carta al metallo nel XXI secolo. Spagnulo nei suoi Progetti per scultura interviene sul foglio di carta con la fiamma, scalda la superficie e vi applica polvere di ferro e smalti. Un’indagine sulla materia che si estende ad altri elementi sostanziali quali lo spazio, il tempo, l’ombra e la luce. Tutti i sensi sono coinvolti: l’occhio vede una lamina di metallo, la mano svela materia di carta. Sono pregne di atmosfera mediterranea, invece, le carte di Medhat Shafik, che usa la cellulosa e il colore come una materia viva, intrisa di potenzialità, che traduce in mondi possibili viaggi metaforici sulle antiche vie della seta, percorsi dell’anima nel silenzio, nella fiaba, in un universo sospeso al limite del confine tra l’occidente e l’oriente. Nelle impronte sulla carta emerge il deserto, che diventa un luogo mentale, quintessenza materiale dello spirito in cui l’angolo più recondito dell’animo diventa l’infinitesimale granello di sabbia perso nella trama dell’universo. Evocazione di una memoria, di un grande passato e di un’origine lontana: la carta ci può portare lontano ma può anche essere materia/tema quanto mai attuale. Economia, spreco ed ecologia sono racchiusi in Ieri di Luca Scarabelli, dove una serie di alberi percorrono, senza rispetto per la prospettiva centrale il perimetro del foglio, duplicato ossessivamente 20.000 volte. Un vero e proprio giardino di carta con diverse varietà di piante che si disseminano nello spazio con pigne collocate a terra in più punti. La lateralità e il bordo diventano il luogo privilegiato dove si proietta l’attenzione, ma è il vuoto centrale che rimanda alla vera natura della carta; alla pagina bianca che è parola in potenza, a ciò che una fibra vegetale può diventare. È la danza della natura intorno alla vertigine dell’uomo. A una esperienza umana si ispira l’opera di Giorgio Vicentini. Egli sceglie la contaminazione tra il più moderno polimero e la particolare carta Amatruda di Amalfi, per raccontare una vera e appassionata storia d’amore. Tre momenti che svelano dapprima l’incontro: l’uno si cede all’altro perdendo parte di sé, così frammenti di carta precipitano a terra abbandonando l’integrità del foglio. Con l’innamoramento la fusione è totale, è il momento delle lettere d’amore, delle promesse e della rinuncia di sé per l’altro, infine l’amore diventa tutt’uno e lo spirito di entrambi svanisce nel profondo. Il tempo lascia la sua impronta e il suo messaggio.
Lettere d’Amore è una installazione che sceglie la leggerezza, l’abbandonarsi al vento, l’apparente fragilità della carta per la narrazione di un sentimento altrettanto fuggevole, dal peso di un sospiro ma che può diventare solidissimo.
Questi cinque artisti a confronto svelano l’altra faccia della carta, un modo diverso di scoprirla, intenderla, amarla, usarla. Si avvicinano ad essa con curiosità e rispetto, ne indagano l’essenza, cogliendone le diverse forme. Riescono a dimostrarne la forza e la vita, caricandola di valori percettivi e simbolici.
A carte scoperte nasce dal fascino che la carta esercita e dall’indagine della sua produzione in provincia di Varese, della sua secolare storia e dello sviluppo che ne è derivato. Nasce dalla volontà di leggere attraverso l’occhio dell’artista quello che solitamente non è svelato e rivelato.
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