La Sea stoppa il precariato
Raggiunta un'intesa con i sindacati per l'assunzione degli interinali. Il 6 aprile la firma dell'accordo
Per molti lavoratori della Sea la parola precario potrebbe non esistere più. Mercoledì’ 23 marzo, infatti, a Malpensa è stata raggiunta un’intesa tra il sindacato, i vertici della società che gestisce gli aeroporti milanesi e il Comune di Milano, che si trasformerà in accordo formale il 6 aprile prossimo.
L’intesa prevede che i lavoratori interinali vengano assunti dalla Sea con contratti a tempo determinato. Il passaggio a tempo indeterminato dipenderà invece dalla gara di appalto per i servizi a terra (handling), prevista per fine anno, e dunque sulla base delle quote di mercato che la società entrante si aggiudicherà.
Secondo il sindacato l’accordo interessa circa 500 lavoratori. Nello scalo della brughiera i precari sono il 50 per cento della forza lavoro, con punte stagionali dell’80 per cento, soprattutto in estate.
«A suo tempo abbiamo tenuto duro – dice Ezio Colombo della Filt- Cgil -, sapendo che tutte le proposte erano inutili se non si metteva al centro della questione il precariato. Non è possibile avere livelli di precarietà così alti. Questa intesa per noi è una sorta di apripista che ci consentirà di portare la questione ai piani alti della politica. Sarà importante per il futuro di questi lavoratori capire che tipo di società entrerà dopo l’appalto e quanto lavoro porterà via a Sea».
L’intesa prevede anche una nuova organizzazione dei turni di lavoro. «Questo è un aspetto interessante – fanno sapere da Sea – perché l’accordo raggiunto sulle turnazioni migliorerà sia le condizioni dei lavoratori che dei viaggiatori».
Quella vinta per alcuni devoti di "San Precario" è, dunque, solo una battaglia e i sindacati lo sanno bene. È probabile che una volta conclusa la gara di appalto per i servizi a terra, si dovrà ricominciare da zero nella trattativa con la società appaltatrice. Non è automatico, infatti, un travaso della forza lavoro attuale negli organici di chi gestirà in futuro quei servizi.
«Il rischio che ci si scontri di nuovo con il problema, esiste – conclude Colombo – noi però contiamo sulla trattativa a livello nazionale».
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