«La sussidiarietà serve a ridare valore alla democrazia»

La quarta ed ultima lezione del Corso di Sussidiarietà organizzato da Cdo Alto Milanese vede Roberto Formigoni difendere appassionatamente le sue politiche di governo

«Lo confesso: sono un estremista della sussidiarietà e della libertà». Roberto Formigoni ha gettato la maschera da moderato e si è lanciato in una difesa "a tutto campo" del suo operato in dieci anni di presidenza della regione Lombardia.

L’occasione era la quarta e conclusiva lezione del Corso di Sussidiarietà organizzato da Compagnia delle Opere Alto Milanese, Fondazione San Giacomo e Fondazione per la Sussidiarietà.

Di fronte al pubblico dell’Auditorium della Fondazione San Giacomo – imprenditori, politici, amministratori locali, ma non solo – Formigoni ha parlato della sussidiarietà come «fondamento di uno Stato moderno», lodando la società civile lombarda, ricca di creatività ma a suo dire a lungo soffocata dallo statalismo. Martellante e dai toni accesi la difesa che Formigoni ha intessuto delle scelte della sua amministrazione in materia di sanità e scuola. «Bisogna garantire la libertà di scelta, come abbiamo fatto con il nostro sistema basato sui due pilastri dell’accreditamento e del voucher (o buono)» ha detto il presidente della Regione. Formigoni ha affermato di aver «rigettato» ogni centralismo, «tirannico per definizione», salvo poi annunciare di avere in progetto una legge sulla sussidiarietà volta a permettere ai cittadini di agire in sede giudiziaria contro gli enti locali che dovessero ostacolare la libera scelta pubblico-privato (scelta destinata, se messa in atto, a costringere Province e Comuni ad adeguarsi alla volontà della Regione, ndr). «Solo pensando con la propria testa sono nate le rivoluzioni e i sovvertimenti dell’ordine costituito» ha dichiarato Formigoni  per poi concludere su toni populisti: «Perchè la gente è più saggia nelle proprie scelte di tutti i ministri e i burocrati di questo mondo, e un genitore sa meglio di chiunque dove mandare a scuola suo figlio».

L’intervento di Formigoni ha accompagnato le relazioni di Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica di Milano, e dell’europarlamentare di Forza Italia Mario Mauro. Secondo il rettore della Cattolica, oggi la politica estera determina sempre più quella interna: per questo motivo la sussidiarietà non deve essere concepita come un aspetto locale, bensì come un potente fattore di rimodellamento dei rapporti tra Stati e fra Stato e società. Ciò avviene in un contesto in cui le istituzioni faticano a tenere il passo dei rapidissimi cambiamenti sociali: «Si dice che lo Stato è finito, ma esso mostra invece significative capacità di rinnovarsi, allontanandosi dal vecchio modello statalista e centralista nato con la Rivoluzione Francese». Il federalismo non coincide con la sussidiarietà, avverte Ornaghi: quest’ultima è infatti «una forma di organizzazione politico-sociale che tenta di rendere la politica funzionale alla società entro cui opera». E quanto alla citata crisi dello Stato, Ornaghi azzarda che siano in gioco non tanto le istituzioni, quanto la credibilità stessa del modello democratico. Pertanto, secondo Ornaghi «la sussidiarietà serve a dare valore alla democrazia, è il solo mezzo per coniugare dignità e libertà».

Mario Mauro, infine, ha lanciato un attacco diretto e frontale alla tradizione statalista nata dalla Rivoluzione Francese (vera "bestia nera" del pensiero cattolico), accusando i rivoluzionari di allora di avere perfino conculcato il diritto d’associazione schiacciando le organizzazioni ecclesiali che per secoli avevano caratterizzato l’Europa cattolica. «L’Europa voluta da Schumann, Adenauer e De Gasperi dopo la Seconda Guerra Mondiale è nata da un desiderio di pace e porta l’impronta della sussidiarietà, in quanto voleva farla finita con gli Stati e i nazionalismi», ha detto Mauro, prospettando a tinte forti il rischio di un’«Europa superstato» che agita i sonni delle destre europee.

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Pubblicato il 05 Marzo 2005
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