Maroni incontra i vertici di Univa
Molti i temi affrontati: mercato del lavoro, oneri per le imprese, globalizzazione. L'incontro è avvenuto nella sede dell'Unione industriali
Il consiglio direttivo dell’Unione degli industriali della provincia di Varese ha incontrato il Ministro del Welfare Roberto Maroni e i suoi collaboratori. Nell’incontro è stata analizzata la situazione economico-produttiva e occupazionale del territorio e sono stati affrontati diversi temi di attualità riguardanti le politiche del lavoro nel Paese.
Grande cordialità e franchezza hanno caraterrizato l’incontro. Il ministro Maroni ha condiviso con gli industriali molte delle questioni che gli sono state sottoposte ed ha chiesto ad Univa nuovi scambi di vedute in vista della definizione del provvedimento sulla "Competitività" che dovrebbe essere varato dal Consiglio dei Ministri il 4 marzo prossimo.
Il presidente dell’Unione industriali Alberto Ribolla, illustrando l’andamento dell’economia produttiva in provincia di Varese, ha evidenziato come la stessa, pur presentando elementi di fragilità, non mostri segni di cedimento, anche se la globalizzazione dell’economia impone alle imprese un confronto sempre più serrato con gli altri concorrenti, specie provenienti da paesi i cui costi di produzione sono molto inferiori ai nostri. «Di fronte a tale fenomeno, non si tratta di avviare una competizione impossibile con tali Paesi, ma di lavorare in tutte le direzioni per ridurre gli oneri – talvolta impropri – che gravano sulle imprese» è stato ricordato al ministro, aggiungendo che «Le imprese attendono da tempo un intervento sull’Irap».
Per quanto riguarda la domanda e l’offerta di lavoro in provincia di Varese, Ribola ha evidenziato al ministro come nel decennio 1993-2003 le persone attive siano aumentate in provincia di Varese da 347 mila a 389 mila e che il tasso di occupazione rilevato, con rapporto tra occupati e popolazione in età lavorativa (15-64 anni), è passato dal 56% al 65% superando il dato medio della Lombardia ed avvicinandosi al dato medio dei quindici paesi aderenti all’Unione Europea.
Nonostante tutto ciò, c’è però la convinzione che esista un bacino di lavoratori non occupati o inoccupati, specie tra le donne ma non solo, ancora "utilizzabile" ma che non combacia perfettamente rispetto all’attuale domanda di professionalità da parte del sistema manifatturiero locale, che resta così insoddisfatta come dimostra l’abituale difficoltà a reperire addetti alla costruzione di utensili e prodotti metallici, manovali nel settore delle costruzioni, installatori di tubazioni e idraulici. Per questo il consiglio direttivo dell’Unione industriali ha evidenziato la necessità di dare maggiore efficacia alle iniziative di orientamento professionale presenti sul territorio.
Per quanto riguarda infine la situazione occupazionale della provincia, nel corso del 2004 sono state autorizzate 7.564.571 ore di cassa integrazione guadagni ordinaria: il 35% in più rispetto all’anno precedente. E’ stato l’anno peggiore dal 1993. Nei primi mesi due mesi del 2005 le ore autorizzate sono state quasi la metà di quelle autorizzate nel medesimo periodo del 2004. Anche se i dati sono in miglioramento – si è infatti tornati sui livelli del 2003 – la situazione rimane ancora piuttosto preoccupante.
I vertici di Univa hanno espresso inoltre a Maroni apprezzamento per la legge di riforma del mercato del lavoro, anche se ha sottolineato al ministro come alcune parti debbano essere ancora completate: in particolare vanno ancora realizzati i percorsi di alternanza scuola-lavoro, il contratto di inserimento ma, soprattutto, rilanciare i contratti a causa mista, come quello di apprendistato.
Secondo Univa è però anche necessaria una disciplina propria ed autonoma per quel mondo, sempre più esteso, che si colloca fra il lavoratore dipendente ed il libero professionista, per risolvere il problema di dare piena legittimità a questi rapporti che hanno in sé i tratti del contratto di lavoro autonomo e la dipendenza economica da un unico committente che è elemento tipico della subordinazione «In questa direzione si dovrebbe osare di più».
E inoltre il consiglio segnala come «Il diritto di sciopero, nei servizi pubblici essenziali, si esercita sempre più frequentemente in violazione alle regole». Preoccupa le imprese infatti il ricorso sempre più diffuso a forme anomale di lotta. «Si rischia di passare messaggi sbagliati, secondo cui con il rispetto delle leggi e degli accordi non si ottiene nulla, ma, con la violenza e la violazione delle regole, si possono ottenere grandi risultati anche a danno di un’intera collettività».
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