PdCI: «Formigoni si può battere»
Iniziativa dei Comunisti Italiani il 30 marzo alle 21 presso la Cooperativa di Consumo Arnatese di via Checchi. interverranno i candidati alle regionali
Riceviamo e pubblichiamo
Formigoni non è imbattibile, nonostante i suoi tentativi di autoaccreditamento. Tutta l’operazione della lista del Governatore si è basata su un assunto: sono bravo, ho governato bene, tutti lo riconoscono e quindi sono portatore di un valore aggiunto che metto a disposizione.
Non è così: la Lombardia in 10 anni non è andata avanti, è andata indietro. Economicamente non è più la regione pilota, il motore che trascina l’Italia: il PIL della Lombardia negli ultimi 5 anni è cresciuto dell’1,5 contro il 2,4 dell’Europa e l’1,8 dell’Italia. Il che significa che anche all’interno del declino Italia, la Lombardia è più in declino della media nazionale, come testimoniano per altro altri parametri, come il suo 11^ posto come qualità della vita.
Il tessuto insediativi della Lombardia è sempre più antropizzato e urbanisticamente compromesso, gli indicatori di inquinamento ambientale sono di molto superiori alla media nazionale, il problema della mobilità e delle infrastrutture viarie e ferroviarie ha assunto aspetti di quotidiana drammaticità.
Ebbene, in 10 anni la giunta Formigoni non solo non affrontato, ma ha aggravato questi problemi.
Dobbiamo partire da qui: dobbiamo sfatare la bontà presunta di un modello che buono non è, che in 10 anni ha fatto andare indietro la Lombardia; la Lombardia che viene reclamizzata da Formigoni è un modello virtuale, è una Lombardia che non esiste.
La Lombardia è presentata come una regione laboratorio per modelli nazionali: possiamo dire con cognizione di causa che il laboratorio in 10 anni ha dato risultati fallimentari. Ma non basta: dobbiamo contrapporvi un modello alternativo, fatto di cose da fare, ma nello stesso tempo fortemente valoriale. Deve essere chiaro che L’Unione, e dentro L’Unione il PdCI con la sua specificità, si richiamano a valori e punti fermi che sono alternativi a quelli formigoniani o berlusconiani.
La logica della nuova riforma urbanistica, proposta in nome della semplificazione delle procedure, che dovrebbero consentire l’abbandono dei tempi lunghi, di fatto lasciano i comuni abbandonati a se stessi o alle richieste della rendita fondiaria e delle società immobiliari, senza punti di riferimento certi: in pratica spariscono i PRG sostituiti da Piani di Governo del Territorio, la cui durata coincide con la durata delle Giunte comunali. Diventano così i PRG dei Sindaci, senza più controlli di merito da parte della Regione.
Il difficile rapporto pubblico-privato, se viene gestito da amministrazioni che antepongono ideologicamente l’interesse privato all’interesse pubblico, rende praticabile interventi urbanistici devastanti per il territorio e di nessuna utilità pubblica. In molti comuni sta già succedendo: si corre dietro agli interessi privati presentandoli come opportunità che sarebbe controproducente non accogliere.
Va cercato un maggiore equilibrio, ed anche un solido sistema di garanzie, che impediscano che dopo la caduta del mito della pianificazione non si scada nell’urbanizzazione non controllata.
Il trasporto su treno dei pendolari costituisce un disservizio non più sopportabile. La rete ferroviaria lombarda è inadeguata e satura a livelli tali da rendere insostenibile la politica dell’intermodalità attuata dalla Svizzera, che persegue concretamente l’obiettivo di trasferire su rotaia il traffico merci di transito dall’Europa centrale verso sud a prescindere dal grado di sopportabilità della rete ferroviaria italiana.
Il piano straordinario che la Giunta Formigoni non ha saputo o voluto fare deve farlo il governo di Centro sinistra, con due obiettivi precisi: il riequilibrio modale, cioè il passaggio di quote consistenti del traffico passeggeri e merci dalla gomma alla ferrovia, a partire dall’ammodernamento e dal potenziamento delle infrastrutture ferroviarie esistenti e dalla creazione di una grande maglia di trasporto metropolitano e regionale; il decongestionamento del traffico veicolare attorno a Milano, con interventi infrastrutturali compatibili con i territori interessati, in un non facile rapporto di equilibrio tra le esigenze generali di snellimento del traffico regionale e le esigenze locali di risoluzione dei problemi di viabilità quotidiana compreso il problema parcheggi pendolari, tema sollevato dal PdCI di Gallarate che si sta sviluppando a macchia d’olio e sta coinvolgendo altre città non per ultima Busto Arsizio.
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