«Anche la piccola Busto brillò nella Resistenza»
L'on. Gian Pietro Rossi relatore ufficiale delle commemorazioni per il 25 aprile. Il Sindaco Rosa associa «gli eroi di ieri» agli «eroi di oggi» impegnati in Iraq
Ogni epoca ha i suoi eroi. È quanto ha sostenuto nel suo discorso per le celebrazioni odierne del 25 aprile il Sindaco di Busto Arsizio, Luigi Rosa. Davanti ad un pubblico numerosissimo, nella sala Convegni del Museo del Tessile, Rosa ha dichiarato: «Unitamente agli eroi di ieri ( i partigiani, ndr), voglio riferire la giornata odierna anche agli eroi di oggi: quelli che hanno scelto di mettere a repentaglio le proprie vite in missione di pace nei Paesi più martoriati dalle dittature, accettando di operare in condizioni estreme di disagio e di pericolo pur di riuscire a portare pace e libertà là dove nessuno aveva mai potuto assaporarne il valore». Un pensiero è stato inoltre dedicato dal primo cittadino «a coloro – agenti, operatori, dirigenti – che quotidianamente si impegnano per garantire a tutti i cittadini serenità e sicurezza».
Di fronte ai ragazzi delle scuole medie Crespi e delle elementari Fermi (che hanno poi letto poesie, alcune di loro composizione, e racconti di chi ha visto con i suoi occhi la guerra) Rosa ha indicato il lavoro quale messaggio di pace e valore fondamentale, insieme alla famiglia, alla fede, all’impegno sociale, alla difesa della vita umana «dal concepimento alla morte naturale». Una frecciata, quindi, è stata lanciata contro il relativismo morale, in sintonia con la recente denuncia di papa Benedetto XVI, e contro l’Europa che ha «negato le proprie radici giudaico-cristiane», inserite invece dalla maggioranza di centrodestra nello Statuto del Comune di Busto Arsizio. «È una evidente contraddizione mantenere viva la memoria, come facciamo in queste occasioni, ma non far nulla per mantenere vive le proprie radici» ha concluso il Sindaco. «Una società senza memoria nè radici non va da nessuna parte».
Dopo il Sindaco è stato il turno dell’on. Gian Pietro Rossi (foto), ex Sindaco di Busto Arsizio, che ha ricordato il contributo importante dato da Busto Arsizio alla Reistenza e alla liberazione dal nazifascismo. «Anche la piccola Busto ha brillato in quel periodo» ha detto Rossi. «La rivolta qui a Busto Arsizio partì la mattina del 25 aprile. Entro poche ore Mussolini, con sua grande sorpresa, venne a sapere che da Busto non si poteva passare. Achille Marazza, rappresentante DC nel Comitato di Liberazione Nazionale, sostiene che il Duce aveva predisposto, fra le varie opzioni, anche quella di ritirarsi a Varese, che in quel momento sfumò. Fu forse allora che prese la decisione di passare dal Lago di Como, dove poi fu catturato e giustiziato».
«Come scrive Leo Valiani, furono pochi i coraggiosi che lottarono contro il regime fascista nel Ventennio» ha ammesso Rossi, «coloro che vissero nel culto della libertà cospirando fin dal 1925. Fra essi ricordo su tutti Ferruccio Parri, che guidò la Resistenza e fu il primo presidente del Consiglio dell’Italia liberata e riunificata». La dedica di Rossi è a chi non c’è più: «È terribile morire a vent’anni. Chi l’ha fatto aveva quale motivazione non l’odio, ma gli ideali e la dignità». Un ricordo è stato dedicato anche al coraggio dei 600.000 militari italiani prigioneri nei lager tedeschi, di cui solo 50.000 accettarono di rientrare in Italia a servire il fascismo di Salò. Secondo Rossi «la libertà conquistata a caro prezzo è stata preservata, nonostante gli estremisti vi abbiano attentato»: il riferimento, esplicito, è stato alle sole Brigate Rosse.
Circa le prospettive attuali, Rossi ha riconosciuto che «nella società attuale i potentati economici spingono sempre più gente in stato di povertà. Dignità è anche garantire ai nostri discendenti lavoro, servizi, libertà e giustizia, e un ambiente integro. Da oggi devono partire le iniziative per adattare l’azione politica alle necessità della società deindustrializzata di oggi». Dopo le letture proposte dai ragazzi delle scuole Crespi e Fermi – tra cui la Preghiera del Deportato composta da Angiolino Castiglioni, testimone dell’orrore del lager nazista di Flossenburg (Baviera) – le celebrazioni si sono concluse con i canti del Coro Alpino "Monterosa" diretto dal maestro Lino Sementa.
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