Pubblico e privato devono collaborare per il bene della cultura
Alla settima edizione del "Lugano Forum Comunication" si è parlato di "Banca, cultura e mecenatismo. Ospiti banchieri,assicuratori e l’ente pubblico

Nel
2001, in Svizzera le aziende private finanziarono la cultura e l’arte con 370 milioni di franchi. Di questi il 90% venne destinato ad iniziative nel Cantone tedesco, il rimanente fu diviso tra francofoni e italiofoni. In Ticino arrivarono circa 6 milioni di franchi. La fotografia è il risultato di un’indagine svolta dall’Ufficio federale di Statistica che contattò telefonicamente alcune aziende a campione dei settori diversi. Solo il 12% risultò essere sensibile ad un discorso di sostegno per l’ambito culturale.
A distanza di quattro anni la realtà è sensibilmente cambiata, anche a causa del peggioramento della congiuntura economica internazionale. Alla luce di questa situazione, alla VII edizione del "Lugano Comunication Forum" in corso al palazzo dei Congressi, autorità, esperti e finanziatori si sono confrontati sul tema "Banca, cultura e mecenatismo".
Dopo aver rimarcato la differenza tra "sponsorizzazione", che avviene quando un’azienda fa un’operazione di marketing investendo soldi per ottenere un risultato in termini di immagine, e "mecenatismo", che interviene quando si coltiva un progetto culturale di lungo o medio periodo con l’intento di promuovere le arti, i relatori, sollecitati dal direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, hanno affrontato il livello delle iniziative culturali in Canton Ticino e il coinvolgimento dei privati.
Nella vicina Svizzera, è emerso dall’intervento di Franco Citterio, direttore dell’Associazione Bancaria Ticinese, un ruolo da protagonista lo ricopre il settore creditizio: "Le banche, ormai, hanno necessità di differenziare la propria immagine con interventi nel sociale per caratterizzare i prodotti che, invece, sono pressoché simili in tutto il comparto".
L’arte e la cultura hanno bisogno di gente appassionata, cultori del sapere e della bellezza: attualmente la realizzazione di eventi avviene in modo un po’ estemporaneo, affidata alla sensibilità personale di chi, in quel momento, è a capo di un’azienda. Così è il caso della BSI ( la banca che da 132 anni opera nel Cantone) che, grazie alla passione del Presidente della Direzione generale Alfredo Gysi, si sta impegnando seriamente nel campo della musica classica ( Progetto Martha Argerich, Concerti BSI e borse di studio per giovani promettenti) e dell’arte contemporanea (una collezione che si può ammirare nelle sedi bancarie ma anche in altri luoghi più confacenti alla complessità delle opere) : "Il nostro interesse è esclusivamente per artisti contemporanei già conosciuti ma non ancora impegnativi. L’intento è quello di investire nel futuro con opere destinate ad aumentare il proprio valore. Al collezionismo, inoltre, abbiniamo la formazione dei collaboratori così da creare una sensibilità uniforme da trasmettere alla nostra clientela".
Come BSI, anche la Banca del Gottardo sta investendo nell’arte (moderna, prediligendo artisti elvetici), nella fotografia e nell’architettura ("Si riflette a volte poco sull’importanza del valore architettonico delle sedi che è patrimonio della sono cittadinanza) come la recente Galleria del Gottardo, realizzata come spazio espositivo a disposizione della città.
Tante iniziative a spot, che a volte non riescono a lasciare sulla collettività l’impronta desiderata. Dal pubblico, infatti, l’intervento di uno spettatore ha messo in rilievo il costo generalmente alto dei biglietti che tiene lontano il grande pubblico.
"E’ indubbiamente una della questioni più urgenti su cui ci troviamo a discutere come ente pubblico – ha sottolineato Giovanna Masoni Brenni, a capo del Dicastero Attività culturali e del Dicastero del Territorio della Città di Lugano – il fatto è che ci sono tantissime iniziative nel Cantone e ci sono anche molti finanziamenti. Tali risorse, però, vengono polverizzate dalla mancanza di coordinamento. Si dovrebbe affrontare seriamente il nodo della collaborazione tra pubblico e privato e tra città e cantoni in modo da creare un grande progetto all’interno del quale ognuno potrebbe trovare uno spazio. Ciò servirebbe ad unire gli sforzi, ottimizzando le risorse anche con evidenti vantaggi per il pubblico. Oggi, però, non abbiamo nemmeno un inventario delle iniziative esistenti".
Tra sei mesi il tema della cultura e del mecenatismo tornerà al centro dell’attenzione, con un’analisi dello stato dell’arte in tutti i campi e delle possibilità di sfruttare al meglio le risorse. Magari sarà anche l’occasione per escogitare il modo di portare allo scoperto quel 65% di opere attualmente non visibili che ci sono in Ticino.
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