Whirlpool, Rifondazione preoccupata: «Rischio desertificazione»
Giovanni Martina chiede l'intervento di un tavolo di confronto
Riceviamo e pubblichiamo
«In un panorama nazionale di profitti aziendali che crescono vistosamente, la decisione della Whirlpool Europe di tagliare entro il 2007 mille posti di lavoro dimostra ancora una volta come a pagare le scelte delle aziende siano sempre i lavoratori, che si ritrovano con salari al limite della sopravvivenza o addirittura, in questo e molti altri casi, licenziati e disoccupati. Una situazione davvero inaccettabile»
Così Giovanni Martina, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, commenta il provvedimento di esubero di quasi un terzo del personale dell’azienda varesina.
«Nell’esprimere piena solidarietà ai lavoratori della Whirlpool – prosegue Martina – auspico che l’azienda faccia subito marcia indietro rispetto a quanto comunicato e rivolgo un appello alle forze politiche e istituzionali affinché assumano un ruolo nell’affrontare la gravissima situazione. In particolare ritengo che le amministrazioni locali e i Sindaci del nord della Provincia di Varese dovrebbero costituirsi in coordinamento e spendere la loro autorevolezza chiedendo l’immediata attivazione di un tavolo di confronto con i soggetti sociali, imprenditoriali ed istituzionali (Provincia, Regione e Governo), al fine di impedire i mille licenziamenti e la conseguente delocalizzazione, ma anche per rivendicare politiche economiche e sociali in grado di riattivare un tessuto produttivo ormai ridotto al lumicino».
“La Provincia di Varese, soprattutto nella sua parte settentrionale – conclude Martina – vive una condizione di impoverimento industriale davvero preoccupante che registra la chiusura di un’impresa al giorno. E i licenziamenti annunciati dalla Whirlpool rischiano ora di produrre una vera e propria desertificazione nella parte nord della Provincia, data l’importanza delle attività produttive indotte dalla presenza della più grande industria manufatturiera della Lombardia.
Un rischio enorme di fronte al quale non possiamo far finta di niente: occorre che ognuno faccia la propria parte al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, a salvaguardia dei livelli occupazionali, della unità produttiva e contro le logiche della multinazionale”.
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