Arrestato l’imam di Varese
Il provvedimento firmato dal gip del Tribunale di Torino. Con Abdelmajd Zergout, arrestati altri tre uomini. L'accusa è terrorismo internazionale
La notizia è confermata: l’imam di Varese, Abdelmajd Zergout è stato arrestato nel quadro dell’operazione denominata “Revenge”. L’indagine è partita nel 2001 ed ha coinvolto le moschee di Milano e Vercelli dopo le segnalazioni di possibili attentati ad opera delle falangi italiane del Gruppo islamico combattente marocchino o Maghrebia, a sua volta riconducibile al gruppo Harakat al Islamya al Mokatyla al Maghribia, organizzazione estremista islamica di matrice sunnita, fondata da ex combattenti al fianco di Osama Bin Laden in Afghanistan. L’indagine è proseguita parallelamente anche in Marocco, dove la Procura di Rabat ha emesso varie condanne per “la preparazione di atti terroristici volti a destabilizzare l’ordine pubblico”. L’operazione “Revenge”, portata avanti congiuntamente dalle Procure di Milano e Torino, ha portato alla luce le ramificazioni del gruppo islamico combattente marocchino anche in Europa e in Italia. Questa mattina all’alba, 18 maggio, sono scattate le manette per quattro persone su ordinanza del gip del Tribunale di Torino, tre delle quali a Varese: Mohamed Raouiane, Abdelillha el Kaflaoui e Abdelmajd Zergout, con l’accusa di associazione allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale in stati diversi dall’Italia. In particolare gli arrestati avrebbero avuto l’intenzione di rovesciare il re marocchino per creare uno stato islamico. Il terzo arrestato è Mohamed Ben Alì, accusato di favorire la permanenza in Italia di extracomunitari, fatti risultare lavoratori della società cooperativa “General Service” arl, con sede a Milano con falsa documentazione. Le perquisizioni stabilite dalla Procura di Torino sono state in tutto 28, tra Novara, Torino, Varese, Vercelli e Bologna.
A Milano sono 12 le ordinanze di custodia cautelare in carcere e un divieto di dimora, emesse dalla magistratura, a conclusione di un’indagine condotta su un gruppo islamico radicale, operativo in Lombardia fra il 1997 e il 2001. Fra gli arrestati figurano i tunisini Maaoui Lofti Ben Sadok, noto come Abu Hodeifa e Hamadi Bouyahia, quest’ultimo scarcerato la scorsa settimana. Fra coloro ai quali sono state notificate in carcere le nuove misure cautelari ci sono i tunisini Sherif Said Ben Abdelhakim e Essid Sami Ben Kemais, ritenuto il capo della cellula italiana di reclutamento dei mujahedin afghani, smantellata con la prima fase dell’operazione Al Muhajiroun, il 4 aprile del 2001. Nel corso dell’operazione, la polizia ha eseguito diverse perquisizioni domiciliari: una ha riguardato l’egiziano Arman Ahmed El Hissiny Helmy, noto come Abu Imad, imam della moschea milanese di viale Jenner, dove è stato perquisito l’ufficio dell’imam.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate da magistrati delle procure di Milano e Torino, nell’ambito di due inchieste distinte, contestando agli arrestati il reato di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Il reato contestato è associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. L’organizzazione individuata a Milano, costituita prevalentemente da tunisini di ispirazione salafita, è ritenuta anche responsabile della progettazione di attentati contro edifici pubblici e forze di polizia italiane.
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