Contro la precarietà e le guerre, le firme dei cittadini
Anche Busto Arsizio partecipa alle raccolte di firme a livello livello regionale per il reddito minimo garantito e la riconversione dell'industria bellica
Per presentare la duplice raccolta di firme a Busto Arsizio il SinCobas ha convocato una conferenza stampa, esponendo le motivazioni alla base delle iniziative. «In provincia di Milano i dati ci dicono che il 65% delle nuove assunzioni sono fatte con contratti da precari» afferma Fausto Sartorato. «Dobbiamo pensare anche a chi resta senza impiego tra un contratto e l’altro: per questo chiediamo, con questa petizione, che si provveda a concedere un reddito minimo come ammortizzatore sociale, per non lasciare completamente a terra chi è costretto a passare da una forma di precariato all’altra, spesso passando vari mesi senza reddito in attesa di trovare impiego di nuovo». «Bisogna pensare anche al problema contributivo» aggiunge Antonio Roma del coordinamento Sin.Cobas. «Chi smtterà di lavorare a 70 anni, dopo una vita di precariato, quanto prenderà di pensione? Sono queste le battaglie democratiche che dobbiamo fare, a difesa dello welfare state, che non è affatto superato come dicono, bensì è più attuale che mai. Mi aspetto che un giorno un politico possa presentarsi agli elettori dicendo: vi aumento le tasse, però in cambio vi fornisco dei servizi».
Circa la petizione sull’industria bellica, Sartorato ha quindi ricordato che l’Italia è il terzo produttore mondiale di armi leggere, e che l’80% di questa produzione si concentra in Lombardia. «La proposta non è contro i lavoratori, come qualcuno ha già cercato di far pensare. Chiediamo non la chiusura, ma la riconversione del settore delle armi. Pensate a quante guerre ingiuste si stanno combattendo, o al disastro delle migliaia e migliaia di morti per armi da fuoco che si registrano ogni anno negli Stati Uniti».
A Busto Arsizio le firme dei cittadini a sostegno delle due iniziative saranno raccolte ogni martedì mattina davanti all’ingresso dell’Ospedale in via Arnaldo da Brescia e ogni giovedì mattina presso il mercato di piazzale Bersaglieri.
Entrambe le iniziative, di livello regionale, sono sostenute da
associazioni, movimenti e sindacati della sinistra. La prima, contro la
precarietà del lavoro e la legge 30, è appoggiata da uno schieramento di
forze che va da Attac alla Fiom, dai centri sociali ai Giovani
comunisti, dalla Cgil a Medicina Democratica, dalla sinistra DS ai
Verdi. La raccolta di firme per la riconversione dell’industria bellica
è invece appoggiata, a Busto, da Acli, Circolo Culturale Primo Levi,
Comunità di Base, Emergency, Legambiente, Migrando, Cgil, Fiom,.
Sin.Cobas, Sinistra Giovanile, Ds, Comunisti Italiani, Rifondazione
Comunista.
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