Ecomafie, l’impero degli “affari sporchi”
Traffico di rifiuti di ogni genere, "ciclo del cemento", traffico di animali: di tutto e di più nella denuncia di Nunzio Cirino Groccia di Legambiente
Monnezza, rumenta, pattume, immondizia. Alla voce corrisponedente sul dizionario dovrebbe essere scritto, relativamente al significato: oro. Sì, perchè questa è la grande scoperta che la criminalità organizzata ha fatto negli ultimi vent’anni: una montagna di rifiuti corrisponde a una montagna di denaro.
Se di ecomafia oggi si parla è grazie all’impegno di Legambiente, che ha coniato il termine, un vero neologismo, e fin dal 1994 ha attivato un apposito Osservatorio sull’Ambiente e la Legalità, soprattutto per iniziativa dei circoli del Sud, dove il fenomeno del traffico di rifiuto aveva ormai prodotto danni irreparabili. E proprio il coordinatore nazionale dell’osservatorio, Nunzio Cirino Groccia (foto), è stato ospite ieri sera all’Università Cattaneo – Liuc di Castellanza per un incontro volto a presentare quello che sarà il Rapporto Ecomafia 2005, stilato da Legambiente in collaborazione con magistratura e forze dell’ordine, e che sarà ufficialmente reso pubblico il 31 maggio.
Groccia, oltre a mettere in luce la valida sinergia tra Cigno Verde e istituzioni (come la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti) nella lotta a questa nuova forma di criminalità che specula senza ritegno sul territorio, ha esaminato la situazione passata ed attuale in materia di reati contro l’ambiente. Tre reati all’ora: questa è la drammatica realtà in Italia, per un totale che sfiora i 25.000 reati (reati, non infrazioni amministrative, quelle non sono incluse nel calcolo) all’anno. I reati si dividono in due categorie: quelli contravvenzionali, punti lievemente e che vanno in prescrizione in soli tre anni e mezzo, e quelli delittuosi, per i quali le pene sono molto più dure e gli inquirenti possono ricorrere a intercettazioni e rogatorie internazionali. Ebbene, la gran parte dei reati delle ecomafie per anni è passata sotto la specie di reati contravvenzionali, venendo punita con "pene" ridicole e multe anora più ridicole. Uno degli impegni primari di Legambiente è stato quello di far riconoscere il reato di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, finalmente concesso con l’approvazione dell’articolo 53 bis del codice penale, che dal gennaio 2002 ha permesso di arrestare in soli tre anni 221 persone nell’ambito di ben 37 distinte inchieste sull’ecomafia.
A dire ecomafia si fa presto: bisogna stabilire in cosa consistano i suoi affari. Abbiamo il ciclo del cemento – dalla cava abusiva alle case abusive al pilotaggio degli appalti e da qui al ben noto monopolio-sabotaggio della manutenzione stradale, praticato anche qui in Lombardia ai danni dell’Anas come ricostruito pochi anni fa dall’inchiesta "Robin Hood". C’è poi l’orrendo fenomeno del traffico di animali, di cui i combattimenti tra cani sono la pagina più ignobile; ma, soprattutto,"brilla" per la sua redditività il traffico di rifiuti, specialmente quelli industriali. In Italia si producno ogni anno oltre 120 milioni di tonnellate di rifiuti: di queste, solo 30 sono gli RSU, i rifiuti solidi urbani: il resto sono rifiuti e residui di lavorazioni industriali, spesso ad elevatissima tossicità e il cui smaltimento legale comporterebbe costi non indifferenti. Ma siccome qualcuno vuole tenersi i guadagni ed accollare le spese alla collettività (il principio cardine dell’economica contemporanea, si potrebbe commentare), di queste 90 e passa milioni di tonnellate di rifiuti industriali solo 77-78 vengono smaltite legalmente: sulle altre, buio. «Una montagna alta 460 metri, con tre campi da calcio a farle da base: ecco cos’è la quantità di rifiuti speciali che arricchisce ogni anno l’ecomafia» ha efficacemente sintetizzato Groccia.
Nel tempo, le pratiche si sono evolute. L’inizio degli anni ’90 fu l’epoca d’oro delle discariche abusive in Terra di Lavoro, la fertile campagna tra Capua e Napoli, che i camorristi del clan dei Casalesi hanno reso una landa inquinata da diossina, metalli pesanti, fanghi di bonifca, ceneri di abbattimento fumi, sostanze chimiche tossiche e quant’altro, al punto che in molti Comuni sono stati proibiti perfino l’allevamento degli animali da cortile e la raccolta dei foraggi. Per tacere della crisi abbattutasi, per effetto dell’avvelenamento del territorio, sull’allevamento delle bufale da latte, da cui si ricava la celebrata mozzarella campana. Dal Nord industriale, i rifiuti viaggiavano su migliaia di autocarri fino alla Campania, dove le cave abusive in mano alla camorra venivano riempite di rifiuti, poi il tutto veniva richiuso… e sopra ci si coltivava, magari. Il tuto avveniva spesso con la complicità delle amministrazioni locali.
Ora la situazione sta evolvendo rapidamente. Con somma e dolorosa sorpresa di Legambiente, i primi arresti nell’ambito della nuova legislazione contro il traffico di rifiuti avvennero… in Umbria, regione fino allora risparmiata dall’ecomafia. Si scoperchiò un calderone, e si scoprì che la nuova modalità di smaltimento illecito dei rifiuti industriali, anche pericolosi, consisteva nel pagare (e non poco) aziende agricole in difficoltà perchè li disperdessero sui propri terreni, sotto forma di finti fertilizzanti. In realtà si trattava di fanghi tossici, ceneri parimenti nocive e simili. In altri casi, invece, si provvedeva direttamente all’interramento dei rifiuti in campi coltivati, come avvenuto in Puglia e non solo. Un’altra modalità di samltimento illecito dei rifiuti tossici industriali è il loro impiego in fabbriche di mattoni, a fianco e in sostituzione dell’argilla: quali sostanze vengano esalate da questi mattoni durante la cottura e dopo la posa in opera è facile immaginare. Ma lo sviluppo più clamoroso è l’apparente interruzione della "tratta dei riifuti" Nord-Sud. Infatti ormai tutte le regioni italiane eccetto (per ora) la Val d’Aosta sono state toccate da indagini sul traffico di rifiuti. Infatti il trasporto è una delle voci che più incidono nelle "tariffe" dei clan, così le aziende disoneste ora cercano di smaltire non più in Campania o in Puglia ma "dietro l’angolo". In altre parole l’ecomafia non è più solo un problema del Sud: «C’è stata la devolution anche nel traffico di rifiuti» ironizza Groccia.
In conclusione, Groccia ha fatto qualche breve riflessione sull’abusivismo edilizio (nella foto, lo scempio di Pizzo Sella, presso Palermo). Sotto il governo dell’Ulivo si era iniziato, con penosa fatica e violente resistenze di clan malavitosi e amministrazioni locali compiacenti, ad abbattere le costruzioni illegali, riducendone il numero da 34.000 a 28.000. Cambiato il governo, come si parlò di condono nel 2002 tutti ripresero a costruire illegalmente, non più case per necessità abitative, come in passato, ma seconde case in zone turistiche di pregio – zone che, per paradosso, il pregio lo perdono non appena sono ricoperte di colate di cemento. Oggi siamo a quota 40.000 edifici abusivi: è una battaglia persa, ma la guerra è ancora lunga.
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