Gallarate all’avanguardia nella cura della psoriasi
Nel reparto di dermatologia dell'ospedale Sant'Antonio si sperimenta una terapia innovativa nella cura di una tra le malattie più antiche
È una tra le malattie più antiche. Già i popoli egizi, greci e latini sperimentavano cure per alleviarne i sintomi. Parliamo della Psoriasi, una patologia della cute che colpisce soprattutto le popolazione del Nord del mondo. Tradizionalmente, per la cura, si parla di fototerapia ( con il sole) o di estratti vegetali, anche se recentemente si ricorre al catrame ( meglio chimico anche con maggiori controindicazioni) che serve a ridurre lo spessore delle squame, o di immunosoppressori per combattere i "linfociti T" responsabili della psoriasi.
Lo scopo della terapia è, soprattutto, quello di rompere le squame che compongono le macchie rosse: medicamenti finalizzati a ridurre e contenere le macchie, senza risolvere il problema che continuerà a presentarsi ciclicamente.
Le chiazze cutanee diventano problematiche quando si infiammano a causa di stress o per problemi legati all’alimentazione o per l’aria che si respira. In questi casi c’è una produzione di tossine che si "sfogano" a livello dell’epidermide.
All’ospedale di Gallarate da tre mesi si sta sperimentando una nuova terapia. Si tratta dell’assunzione per via endovenosa di "farmaci biologici" che frenano la produzione delle cellule: «La formazione delle chiazze cutanee – spiega il primario di dermatologia Egidio Bertani ( nella foto) – è legata ad una iperproduzione di cellule che, nella corsa dallo strato germinale a quello corneo, non riescono a perdere il nucleo. Ciò comporta che, a livello cutaneo, queste cellule formano uno strato di squame spesso e duro. I farmaci nuovi, composti da proteine, stanno dando confortanti risultati: vengono somministrati ad una decina di pazienti, la cui malattia è definita medio-grave e che non hanno dato risposta con altre cure. I farmaci vengono iniettati in reparto all’ospedale perchè i pazienti devono rimanere in osservazione. Per il momento abbiamo riscontrato scarse controindicazioni: qualcosa a livello epatico o qualche lieve episodio di intolleranza».
Nel reparto del professor Bertani, il maggiore in Lombardia con i suoi 18 posti letto, arrivano pazienti da tutt’Italia, complice anche la fama del primario che è stato per anni al vertice dell’Associazione di dermatologia e oggi è presidente di Federderma, che raccoglie le principali società scientifiche.
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