Il dolore rispettoso di quelle “magliette nere”
Dai…
ragazzi ed amici di Varese News! almeno ‘sta volta mettiamoci d’accordo!!!
So bene che vi costa riconoscere che il dolore e l’affermazione trasparente e coerente delle "certezze" della vostra parte contraria, possa dimostrare la stoltezza delle previsioni dei mercenari di certe ideologie!
So bene che è più facile accusare un imbecille in divisa (come successe a Genova per il G8) o uno senza (come a Varese nel pestaggio di un malcapitato, subito dopo l’omicidio di Claudio).
So bene che difendere chi arriva è più facile che difendere chi c’è…(e lo so perchè sono un emigrante… e lo so perchè anche la famiglia di Claudio non è originario del paese che l’ha ricevuta!).
Vogliamo allora parlare di rispetto delle regole del paese che ci accoglie? Vogliamo allora parlare di rifiuto categorico dei clandestini? Vogliamo parlare di castighi per chi gestisce lo sfruttamento dei clandestini? Vogliamo parlare della necessità dell’espulsione dei condannati stranieri che vivono a spese delle tasse dei contribuenti italiani (sarà vero che costano più di 150 Euro al giorno??)
Ma la vogliamo smettere di credere che dal sud al nord tutto è giusto… e dal nord al sud tutto è sfruttamento, ingiustizia, etc.etc.?
Adesso avete davanti a voi il dolore rispettoso di tante "magliette nere" (nella speranza che quell’altro Claudio, lo scribacchino, dopo quanto "mal" scritto su VareseNews e sul CdS, abbia la decenza di sospendere la sua strionica ironia da post-it…almeno su questo tema).
Ho insegnato a Besano, oggi son lontano..ma non tanto!
Permettetemi un abbraccio ai familiari ed agli amici di Claudio ed un invito ad una riflessione NON ideologizzata, ma costruttivamente orientata ad un mondo giusto e comune
Un cordiale saluto
Giori Ferrazzi
Mi auguro che questa sia la volta buona: dopo tre,quattro e-mail cestinate (o, non giunte a destinazione… non m’è dato saperlo), ritengo che in un panorama monocolore come quello che si può trovare nell’apposita rubrica del Vs. sito, la pubblicazione di una "voce fuori dal coro" – per quanto il termine sia inadeguato – sia garante di quelle libertà democratiche e costituzionali di cui gli organi d’informazione e gli esponenti politici intervenuti vorrebbero farsi garanti, quantomeno a parole.
Quelle stesse libertà che consentono ad un Vostro giornalista di distorcere la verità con ridicoli "spauracchi" e "climi di tensione", campati per aria come quelle "scritte vendicative apparse nella notte" (che, dovrebbe saperlo bene il Sig. Zappoli – dal momento che la sede del PRC è nelle vicinanze – fecero capolino mesi fa, in tempi non sospetti) di cui parlava poc’anzi il Tg3 regionale (con annesso aberrante approfondimento).
Diciamo le cose come stanno, per una volta: nessuno – a dire il vero, neanche il sottoscritto – si sarebbe aspettato una prova di maturità così clamorosa da parte degli intervenuti, che sono riusciti a commuovere, con la solennità e, al contempo, con la struggente melanconia della loro marcia i passanti che, incuriositi, si sono
avvicinati per applaudire e unirsi alle voci dei famigliari, degli amici e dei concittadini che si sono sentiti chiamati in causa. Questa è stata Varese, oggi. Dall’articolo – peraltro non firmato – "Camicie nere e ultras da molte città d’Italia" esce un ritratto deformato di quella che è stata una manifestazione toccante, chiassosa, ma composta e pienamente rispettosa della legalità. Dal momento che io c’ero, e che ho avuto modo di partecipare anche a qualche corteo indetto dai "compagni", diversamente da quello di oggi autorizzati (benché rispettosi delle normative anti-droga) specie riguardante la ferma opposizione alla riforma Moratti – campagna che non esito a definire condivisa, da quegli "opposti estremismi" che non dovrebbero più esistere, ma che qualcuno anche da queste pagine continua a fomentare – posso assicurare che il clima è stato ben più civile e rigoroso: che spaventi più la drammatica realtà di una città esausta, perché oppressa da un’integrazione surreale, che molti dipingono e che nessuno esperisce, di un’ordalia di "figli dei fiori" che fumano erba in faccia a marescialli e brigadieri!? Certo, non sarebbe stato "politically correct" dare atto ai "Blood Honour 1998" in particolare, e agli skinheads in generale, d’aver dato vita a qualcosa che ha colpito la cittadinanza così profondamente da tramutare la diffidenza e i timori iniziali in cordoglio ed empatia. Mi dispiace per ‘compagno’
Bonometti (e agli altri profeti della strategia della tensione), per il quale presumibilmente sono soltanto un ‘rigurgito’… per quanto maggiorenne, vaccinato e nel pieno delle mie facoltà mentali… ma la città grida Giustizia, non vendetta. E, se davvero il Sig. Bonometti ha letto "qualcosa di massimalista", dovrebbe sapere che la Rivoluzione arriva proprio là dov’è maggiore l’insofferenza, la frustrazione.
Bakunin con l’Italia e la Spagna c’aveva azzeccato, se sa di che parlo. Ma, come accadde per il filosofo e politologo russo, potrebbe non essere la rivoluzione tanto invocata dalle sinistre vetero-comuniste.
Federico, A. Moretti,
Segretario Provinciale di Gioventù Nazionale
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