Laghi e fiumi al minimo, è allarme idrico
Diminuisce il livello del Verbano di 10 centimetri in 36 ore. Protezione civile in allerta per fronteggiare la penuria d’acqua e il caldo
Temperature africane e poca acqua. Un mix che potrebbe mettere presto in ginocchio il sistema idrico del paese. L’allarme arriva dalla protezione civile e riguarda anche la Provincia di Varese. Diversi sono i centri che hanno avuto problemi di approvvigionamento idrico, ma a preoccupare è anche il livello del Lago Maggiore e dei bacini in generale.
Dalla protezione civile di Laveno Mombello (nelle foto il fiume Ticino nella zona di Oleggio), punto di osservazione del lago, parlano di livelli in caduta libera: nel giro di 36 ore sono “spariti” 10 centimetri di lago. Si è cioè passati da quota 0,76 sullo zero idrometrico, dato risalente a sabato scorso alle 18, allo 0,65 di questa mattina.
«Se il livello dovesse toccare lo zero – fa sapere il responsabile Claudio Perozzo – si rischia il blocco della navigazione. Confidiamo nell’appello lanciato dalla Regione Lombardia affinché i bacini a monte dei grandi laghi diano acqua a valle: ne va soprattutto delle colture nella zona a sud del Lago Maggiore. Attualmente il livello di portata d’acqua in entrata nel lago è di 100 metri cubi al secondo: siamo al minimo».
Un altro problema è il persistere del caldo. Per questo la protezione civile provinciale sta coordinando i diversi gruppi presenti sul territorio che stanno operando assieme ai servizi sociali dei singoli comuni: l’obiettivo è di limitare al minimo le uscite di casa delle persone anziane sole, nelle zone in cui la colonnina di mercurio sfiora i 40 gradi. «E’ importante in queste ore non esporsi al caldo e quindi stiamo cercando di garantire il maggior apporto in termini di uomini e mezzi per risolvere problemi legati al caldo, ma anche alla possibilità di sabotaggi alle riserve idriche – spiega Christan Campiotti, assessore provinciale della Protezione Civile. Per evitare problemi di approvvigionamenti d’acqua i gruppi di protezione civile stanno continuando a pattugliare le cisterne e le riserve in modo da evitare spiacevoli sorprese che in passato hanno provocato problemi».
Migliorata la situazione a Malnate e a Brebbia, i due paesi rimasti all’asciutto la scorsa settimana, ma resta comunque l’emergenza, come in tutta la provincia. La mancanza di pioggia mette in difficoltà l’approvvigionamento idrico e questo resta un fatto a prescindere dalla gestione degli acquedotti.
«Possiamo ritenere conclusa l’emergenza – dice il vicesindaco di Malnate Luca Rasetti – ma è chiaro che non possiamo affermare con certezza che il problema non si ripresenterà. Dobbiamo ancora capire quale è stata la causa scatenante della crisi di mercoledì e giovedì; Aspem ha parlato di un prelievo anomalo provocato dall’aumento delle temperature, è una spiegazione che non ci soddisfa ma non ci risultano perdite di acqua.
Le cisterne sono state tolte e l’acqua è tornata nelle case: stiamo riempiendo i pozzi, raccogliendo acqua dove ci è possibile. Abbiamo però dovuto staccare l’allacciamento con il comune di Solbiate perché comincia ad accusare gli stessi problemi nostri e quindi non possono più fornirci acqua».
Emergenza rientrata per ora anche a Brebbia: «Una cosa è certa – dice il vicesindaco Giulio Brughera – la situazione resterà precaria per tutta l’estate, così come nel resto del Varesotto. Il nostro bacino è enorme e richiede molto tempo per essere riempito: è un grosso problema che dovremo cercare di risolvere.
Abbiamo però ricostruito la dinamica che ha portato il paese a restare senz’acqua per due giorni: i bacini sono due e nel corso della giornata, soprattutto in periodi di siccità come questi, i livelli devono essere compensati; da gennaio la gestione dell’acquedotto è passata da Matanifera Prealpina all’Amsc di Gallarate che però è stata colta alla sprovvista da questa situazione e siamo dovuti correre ai ripari insieme per risolverla».
Il vicesindaco risponde anche a chi accusa l’amministrazione comunale di privare i cittadini dell’acqua e di elargirla abbondantemente al parco acquatico gestito da privati ospitato in paese.
«Prima di tutto – dice Giulio Brughera – abbiamo sottoscritto un accordo con i gestori dell’impianto ai quali diamo solo il quantitativo di acqua stabilito, ovvero un decimo di quello che Sogeiva ci fornisce in più rispetto all’Amsc.
Secondo si tratta di acqua riciclata: le piscine sono state riempite a giugno e l’acqua, ovviamente, non viene sostituita in continuazione. C’è quella per le docce e quella che serve per “rabboccare” la piscina ma non è in quantità tale da mettere in difficoltà l’intero paese. Certo, se la situazione dovesse peggiorare il sindaco emetterà un’ordinanza per proibire l’uso dell’acqua in maniera sconsiderata, per bagnare orti e giardini o riempire le piscine. Anche quelle del parco acquatico».
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