Case popolari sempre più difficili, il sindacato minaccia il ricorso al tar

La nuova legge regionale ha portato a 5 anni di residenza lo sbarramento per chi presenta la domanda

La nuova legge regionale sulle case popolari recepita dal comune di Varese ha portato a 5 anni di residenza lo sbarramento per chi presenta la domanda e la reintroduzione del premio di anzianità di residenza come punteggio. Una decisione che, secondo i sindacati, peggiora ulteriormente il regolamento che era già stato dichiarato illegittimo dal Tar.
(foto: Gianmarco Martignoni della Cgil)

Cgil-Cisl e Sunia-Sicet chiedono che «siano rispettate le decisioni del Tar che aveva dichiarato illegittimo iil precedente regolamento, e ritengono irresponsabile l’atteggiamento di Regione Lombardia e Comune di Varese di adottare provvedimenti peggiori di quelli bocciati» e annunciano che sono pronti a ricorrere ancora al Tar, per chiedere l’annullamento di queste nuove decisioni.

«Le conseguenze di tali scelte sono evidenti: è in atto un tentativo di marginalizzare l’area del disagio abitativo e del reale bisogno nelle graduatorie e di discriminare gli immigrati, siano essi italiani o stranieri – denunciano nel loro documento – Quello che non si può nascondere e che invece di case popolari in questi anni non ne sono state costruite, nonostante le risorse disponibili e non ancora utilizzate. Penalizzare chi vive e lavora regolarmente in lombardia reintroducendo il punteggio di residenza e ancor peggio lo sbarramento di 5 anni e una scelta discriminatoria e antisociale»

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Pubblicato il 20 Luglio 2005
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