L’Imam: «Combatteremo sul piano legale»
Per Mohammed el Mahfoudi l'atteggiamento del sindaco Mucci non aiuta il dialogo; esclusa comunque a priori qualsiasi resistenza all'eventuale sgombero
La notizia dell’ordinanza di sgombero emessa dal Sindaco Nicola Mucci ai danni del centro culturale islamico di via Peschiera è solo l’ultima nell lunga guerra di nervi intorno alla moschea dove fino a 400-500 fedeli musulmani si ritrovano per le rituali preghiere ogni venerdì. L’imam Mohammed el Mahfoudi (foto), chiaramente, è preoccupato. «L’atteggiamento del sindaco non contribuisce ad arrivare ad una soluzione del problema, dovrebbe essere lui il primo ad impegnarsi in tale direzione» commenta l’imam. «Non è un bel momento, e dovremmo collaborare tutti contro la violenza. Diventa difficile farsi ascoltare parlando di pace, se dall’altra parte arrivano questi segnali».
La comunità islamica gallaratese, che si gonfia fino a 2000 persone in occasione della festa di chiusura del mese sacro del Ramadan (arrivano fedeli anche da Busto Arsizio, dove una di moschea non si è mai parlato), ha comprato un capannone da 500 metri quadri in via Varese, spendendo qualcosa come 265 mila euro – tutti raccolti dalla comunità – e lo sta per riadattare ad uso civile. «Ci dicono che no, lì non va bene. Qui invece, in via Peschiera, secondo il piano regolatore generale è zona B2, vale a dire adatta ad ospitare attività culturali, religiose e ricreative. Eppure ci fanno chiudere accampando ragioni di ordine igienico-sanitario». Ciò che el Mahfoudi chiede a Mucci sono garanzie per l’esercizio del diritto al culto religioso – diritto, non dimentichiamolo, sancito dalla costituzione italiana. «Vorremmo sapere con certezza dove possiamo pregare. Il comandante della Polizia Locale mi ha fatto sapere che l’ordinanza di sgombero potrebbe rientrare purchè si facciano alcuni lavori di adeguamento». Intanto, però potrebbero essere messi i sigilli, nel qual caso, comunque, l’imam verrebbe avvisato per tempo per ritirare i documenti e i materiali attualmente conservati in via Peschiera.
«Noi non ci opporremo di certo con la forza allo sgombero; siamo ospiti, e pertanto tenuti a rispettare leggi e ordinamenti italiani» sottolinea l’imam. «Combatteremo comunque sul piano legale per il nostro diritto ad avere uno spazio destinato al culto. Il nostro centro culturale è un luogo di pace, dove ho sempre predicato contro il fanatismo e il terrorismo. Giusto venerdì scorso ho tenuto un discorso sulla sacralità della vita, e tempo fa da qui ho cacciato Essid Sami ben Khemais (un tunisino poi arrestato per legami con il terrorismo islamista, ndr) dicendogli senza paura e senza mezzi termini: qui non è posto per quelli come te». Inoltre, a riprova della bontà delle sue intenzioni e del rigetto di ogni forma di estremismo, el Mahfoudi ricorda anche la petizione di condanna della strage di Londra che sta circolando in questi giorni tra i fedeli.
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