Magistratura in sciopero anche a Varese

19 magistrati in sciopero su 23 in servizio. L'agitazione indetta dall'ANM ha avuto grande successo anche nella città Giardino

Anche Varese aderisce allo sciopero nazionale indetto oggi, 14 luglio 2005, dall’Associazione Nazionale Magistrati – ANM come forma di protesta contro la riforma dell’ordinamento giudiziario voluta dall’attuale governo e di cui ieri la Commissione giustizia della Camera ha dato il proprio via libera. Ora il testo, che ha già ottenuto il voto favorevole del Senato, è atteso a Montecitorio il 18 luglio per il sì definitivo.
(foto da sinistra: Anna Giorgetti e Chiara ValorI).

Con lo sciopero di oggi i magistrati si fermano per la quarta volta in tre anni, per lo stesso motivo. E anche a Varese l’adesione è altissima: 19 aderenti allo sciopero su 23 magistrati in servizio. «Una adesione in linea anche con le precedenti manifestazioni – precisa Anna Giorgetti, magistrato nel tribunale civile di Varese e rappresentante di ANM insieme alla collega Chiara Valori – Varese si è sempre dimostrata molto sensibile all’argomento».

I magistrati in sciopero, secondo il loro rigido codice di autoregolamentazione, si limitano a portare avanti i provvedimenti urgenti o personali come convalide d’arresto o di sfratto, giudizi direttissimi e divorzi congiunti e alle undici si sono riuniti in assemblea.

«Questa è una legge fatta in odio alla magistratura – spiega Anna Giorgetti –  Ma tutto questo avrà come risultato solo un ulteriore peggioramento dei tempi e della risposta alla domanda di giustizia da parte del cittadino. Questa è una riforma dei giudici, non della giustizia: la riforma della giustizia la vogliamo anche noi. Noi scioperiamo, e lo facciamo per la quarta volta, perchè chi sta per assumersi la responsabilità di stravolgere le norme attuali se la prenda in via piena ed esclusiva».

Il braccio di ferro tra governo e magistrati, con questo sciopero è arrivato alla sua fase conclusiva, a pochi giorni da quella che sembra l’approvazione definitiva della legge Castelli, nel segno della totale incomunicabilità tra le istituzioni: «Noi non vogliamo scontrarci, ma essere servitrori dello Stato – precisa Giorgetti –  Non di quella o quell’altra parte politica: dello Stato. Questa riforma crea una magistratura lontana dal cittadino e avrà come risultato solo un ulteriore peggioramento dei tempi e della risposta alla domanda di giustizia dei cittadini. Mentre noi vogliamo che la scritta che abbiamo alle spalle, "La legge è uguale per tutti" sia sempre valida». 

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Pubblicato il 14 Luglio 2005
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