«Non dobbiamo abbandonare l’Egitto alla sua disperazione»
Intervista ad Alessandra Caravati, una ragazza di Ispra che da sei anni vive e lavora a Sharm el Sheikh. Gli attentati di venerdì notte hanno distrutto il suo negozio
«Non abbandonerò la mia casa, nemmeno dopo tutto quello che è successo, non lascerò questa gente, è la mia seconda famiglia» Alessandra Caravati, è nata a Ispra, ha 28 anni, da sei vive e lavora a Sharm el Sheikh. Gli attentati di venerdì notte hanno completamente distrutto i suoi negozi di scarpe e borse in un centro commerciale nella parte vecchia di Sharm.
«Ho sentito un boato incredibile – ha raccontato Alessandra – la gente urlava e piangeva, sembrava impazzita, isterica, correva da tutte le parti, in mezzo ai vetri, al fumo e alla polvere. Ricostruire quello che è successo nei minimi dettagli mi è praticamente impossibile, la tensione era alle stelle nessuno riusciva a capire cosa fosse successo. Sono stati momenti tragici che non dimenticherò mai!».
Alessandra si è trasferita a Sharm quando aveva 22 anni. Giovanissima, ha lasciato i suoi genitori, sua sorella per andare a vivere con Tamer, il ragazzo egiziano che ora è suo marito. «All’inizio non è stato facile, mi sono trasferita in un Paese molto diverso dall’Italia. Qui ci sono usi e costumi a cui non ero abituata ma ho imparato a conoscerli e a farmi accettare. Gli egiziani sono un popolo ricco di cultura e di umanità, in questo tragico momento non meritano di essere abbandonati alla loro disperazione». Al momento dell’esplosione Alessandra e suo marito non erano insieme ma fortunatamente avevano chiuso il negozio mezz’ora prima del solito e si erano allontanati. «Ricordo che non riuscivo a trovare Tamer nella folla, ed ero in preda al panico. È stato lui a venirmi incontro. È l’unico che è riuscito a rimanere lucido, mi ha detto di correre verso il mare, se ci fosse stata un’altra esplosione l’acqua sarebbe stata forse l’unica nostra protezione».
Alessandra e Tamer hanno un negozio anche a Naama Bay, in un modo o nell’altro, anche se con molte difficoltà, potranno sempre contare su un’altra attività ma c’è chi nelle esplosioni di venerdì notte ha perso tutto. «C’è gente che non sa più come mangiare. Una mia amica ha un bambino piccolo da crescere e non le è rimasto più niente – ha aggiunto Alessandra – Sharm el Sheikh trainava l’economia egiziana. Era la parte giovane, viva, questi gesti folli hanno distrutto un paese». Una tragedia che però non è riuscita a fermare gli abitanti di Sharm e Alessandra su questo insiste: «La gente non si è data per vinta. Già da oggi sono iniziati i lavori per ricostruire, ma questo paese da solo non può farcela ha bisogno di una seconda possibilità. La paura è comprensibile ma è necessario ricominciare, far ripartire il turismo e non soccombere di fronte al terrorismo». La scelta di colpire proprio l’Egitto si spiega in molti modi: «Sharm è il simbolo del turismo occidentale, è una meta molto ambita dai turisti europei ma non penso sia solo questo che li ha spinti ad attaccarci. I terroristi volevano piegare l’Egitto, questo stato è sempre rimasto abbastanza neutrale, non ha mai preso posizioni forti e per questo hanno voluto punirlo»
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