«Hai sposato una sconosciuta»
La storia in prima persona di(Maria)Stefania Radman, che perse il suo secondo nome alla vigilia del matrimonio
Fino a poco tempo fa non era proprio una passeggiata cambiare un cognome scomodo o più semplicemente un doppio nome birichino, di quelli che creano ostacoli burocratici. Lo so ben io, che all’anagrafe risulto come Maria Stefania mentre sono chiamata, da sempre e da tutti, semplicemente Stefania: il fatto che io del mio doppio nome usassi correntemente il secondo si è sempre rivelato un piccolo fastidio burocratico che ha imposto e impone, quando ho a che fare con documenti ufficiali e con la burocrazia, un po’ di accortezza in più: firme e moduli che comprendano anche il mio primo nome sono gesti da ricordare bene sempre, pena l’invalidazione del documento.
All’epoca del mio matrimonio però scoprii una complicazione burocratica anche peggiore del previsto: all’anagrafe era scomparso il mio secondo nome, nascosto da una virgola di troppo, oltre la quale i documenti ufficiali non avevano intenzione di andare. Così le pubblicazioni di matrimonio riguardavano una certa "Maria Radman" irriconoscibile per la maggior parte di amici e conoscenti e men che mai per qualcuno che avesse voluto segnalare alle autorità competenti qualche impedimento all’unione… senza contare che si rendeva necessario persino cambiare il mio codice fiscale, che comincia con MSR: avrebbe dovuto infatti diventare MRA , con conseguenze, su tutti i documenti ufficiali e i contratti siglati – in quel periodo parecchi! – disastrose.
A salvare la situazione ci pensò lo zio avvocato, che istruì la pratica e arrivò alla sentenza in alcune settimane, abbuonandomi, come "regalo di nozze" aggiuntivo, le non insignificanti spese della pratica, che all’epoca andavano dalle 500mila lire al milione. I tempi però non furono sufficienti per risolvere il problema prima della celebrazione delle nozze: per i contratti si trovarono delle scappatoie in nome di quella domanda in tribunale "in attesa di giudizio". Ma per tutti i cantellesi che passarono dal municipio e dalla chiesa di san Giorgio dove mi sposai, io rimasi sempre la sconosciuta – e un po’ esotica – Maria Radman.
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