La Natura è maligna? No, solo poco conosciuta
Esperti internazionali a confronto a Villa Olmo per parlare degli effetti devastanti della natura. Tsunami,nubifragi, tornado: i danni causati dall'"ignoranza"
L’uragano Katrina è solo l’ultimo in ordine di tempo. L’ultimo dopo lo tsunami dello scorso 26 dicembre, le piogge torrenziali che hanno sconvolto la scorsa settimana l’Europa centrale, il violento sisma che ha colpito il Giappone. E così si potrebbe continuare. Eventi naturali, la cui forza distruttrice ha piegato l’uomo e i suoi insediamenti, innescando una serie di paure che ha portato a reazioni incontrollabili.
In pochi, però, hanno riflettuto che non c’era nulla di eccezionale in questi fenomeni, solo cambiamenti repentini di un gigante che si muove abitualmente in modo graduale ma che è capace di scariche di energia incalcolabili.
Lo sapevano molto bene i nostri nonni e, ancora di più, le popolazioni del passato che avevano, con il territorio, un rapporto di rispetto che nasceva dalla conoscenza: «Ci chiediamo sempre come mai le piogge, ultimamente, riescano a provocare così tanti danni – spiega Alessandro Michetti, docente e ricercatore dell’Università dell’Insubria – ma non si considera che il nostro territorio è stato antropomorfizzato, piegato alle esigenze sociali ed economiche».
Il professor Micheletti è tra gli organizzatori del Convegno internazionale "Dark mission – Rapid Natural Change and Human Responses" (Natura oscura – Rapidi cambiamenti naturali e risposte dell’Uomo), un incontro tra scienziati e ricercatori che si svolgerà dal 6 al 10 settembre a Villa Olmo a Como. L’iniziativa costituisce l’evento finale dell’omonimo progetto, patrocinato da ICSU (International Council for Science), IUGS (International Union of Geological Sciences) e INQUA (International Union for Quaternary Research), che si è sviluppato nel corso degli ultimi 3 anni.
«Abbiamo perso il contatto con il territorio. Non possiamo pensare che la Natura sia sempre benefica e poi meravigliarci quando succede qualche catastrofe. Anche noi scienziati, a volte, sbagliamo nel gridare per questo o quell’evento ma è perchè ormai non si ascolta più la voce della Natura e si sottovaluta la necessità di avviare politiche e strategie per uno sviluppo sostenibile. Ci accorgiamo della potenza distruttiva quando ormai i danni sono fatti».
Il problema è di natura culturale: se ci fosse un approccio più realistico e disincantato si potrebbero evitare alcune conseguenze: «La sorte di New Orleans era segnata – prosegue il professor Michetti – la città è fatta bene, la diga era stata pensata per proteggerla. Ma non si poteva ritenere di aver messo in cassaforte una comunità costruita sotto il livello del mare in una zona dove i tornado sono fenomeni ricorrenti. Prima o poi doveva capitare. Così come non si può piangere dopo l’eruzione di un vulcano in attività, o i danni di un sisma in una zona geologicamente fragile. Occorre un atteggiamento "laico", un approccio disincantato per avviare politiche di prevenzione i cui effetti potrebbero vedersi anche dopo molto tempo».
Gli scienziati analizzeranno anche la storia per capire come negli ultimi 11.500 anni la Natura ha dato esempio della sua forza costringendo le comunità ad adattarsi. Da quell’analisi dovrebbero arrivare indicazioni per affrontar le incognite del futuro: « Oggi molti parlano degli effetti serra e dei mutamenti che provocano – conclude il docente dell’Insubria – io, però, ho una posizione un po’ critica: sull’effetto serra ci sono molti modelli a computer e pochi dati certi. Sarebbe meglio se ci concentrassimo di più sulle evidenze: fare previsioni in questo campo è sempre arduo, almeno partiamo dai dati reali».
Tra gli scienziati c’è ottimismo: anche se non si potranno fermare gli eventi naturali catastrofici, si può lavorare per mitigare l’impatto e soprattutto gli effetti socio-economici e culturali.
(Per informazioni ulteriori e per la registrazione all’evento, si consulti il sito del Convegno: http://scienze-como.uninsubria.it/ambientale/sitodn/ )
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