In carcere i due sospettati per l’omicidio Volpi
Svolta nelle indagini del sessantasettenne di Besano trovato cadavere lo scorso 28 agosto. A finire in manette due immigrati tunisini di 23 e 38 anni. Ris di Parma al lavoro sull’auto appartenuta alla vittima
I due sospettati di essere i responsabili dell’omicidio Volpi hanno un nome e un volto. Si tratta di due cittadini tunisini, Ramzi Sabri, del 1982, irregolare e Gabsi Hassine Ben Mouldi (foto), 38 anni, operaio e domiciliato a Casale Litta. I due sono stati fermati ieri sera in piazza Repubblica a Varese mentre erano per la città con un altro uomo, la cui posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti, anche se non è stato sottoposto a fermo. Il più giovane dei due, il Ramzi (nella foto a destra), indossava ancora alcuni effetti personali appartenuti a Mario Volpi, l’uomo di 67 anni trovato morto la mattina di
domenica 28 agosto da alcuni cacciatori nei prati dietro il cimitero di Capolago.
Si tratta di alcune collanine, un ciondolo e soprattutto il cellulare appartenuto all’uomo. Questi particolari, ritenuti dagli inquirenti indizi schiaccianti, hanno fatto si che nel corso della notte il fermo di polizia venisse formalizzato ai due e si attende che nelle prossime ore il provvedimento venga convalidato dal Gip in arresto. I reati contestati dalla magistratura sono di concorso in omicidio volontario e rapina. Questa notte i due tunisini sono stati sottoposti a interrogatorio da parte del pm Domenico Novara, titolare dell’inchiesta. I due indagati per il momento non parlano: uno nega e l’altro si avvale della facoltà di non rispondere.
Questi i particolari formalizzati nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato questa mattina al comando dell’Arma di Varese il maggiore Bartolomeo Catalano, il capitano Enrico Grazioli e il procuratore capo di Varese Maurizio Grigo.
I dettagli emersi in merito alle indagini non sono molti, proprio a significare che l’attività investigativa è ancora in corso e potrebbe svelare nei prossimi giorni ulteriori sorprese. Come quella attesa dal lavoro del Ris di Parma che sta operando una serie di rilievi sull’auto del Volpi, rinvenuta qualche giorno fa in viottolo di campagna tra Casale Litta e Inarzo. Dopo una ricerca durata giorni con l’ausilio dell’elicotteri la vettura è stata segnalata da un cittadino che ha chiamato il 112. Nell’auto è stato rinvenuto un portafogli vuoto e macchie scure sui sedili, forse sangue, forse altro; per ispezionare il veicolo sono stati chiamati addirittura tecnici della Audi che hanno affiancato i carabinieri nelle operazioni di smontaggio del mezzo.
Resta da chiarire il vero movente dell’omicidio.
Il procuratore Grigo (foto) ha parlato di rapina, ma anche di altre ipotesi,
legate forse al delitto di sfondo sessuale. Sta di fatto che gli inquirenti hanno ricostruito parte dei passi fatti per arrivare alla cattura dei due. Dopo il ritrovamento del cadavere, ma non dell’auto di proprietà dell’uomo sono scattate le indagini al 360 gradi che, attraverso i famigliari prima, e le frequentazioni della vittima poi, hanno reso possibile l’identificazione “fisica” dei due sospettati, uno dei quali aveva una frequentazione diretta con l’uomo, anche se i carabinieri non si sbilanciano sulla natura della stessa (Mario Volpi, difatti, non faceva mistero di essere omosessuale). Poi le ricerche e infine la cattura, avvenuta pochi giorni dopo il ritrovamento dell’auto. Preziosa, nelle indagini, la telefonata partita dal cellulare di Volpi nella tarda serata di giovedì, stesso giorno a partire dal quale la sorella dell’uomo non ha più avuto notizie del fratello, che divideva la sua vita fra una residenza poco fuori Lugano e in una abitazione di Besano. Sempre a giovedì risale un prelievo effettuato al bancomat per l’importo di 500 franchi svizzeri. Poi nulla, fino a domenica mattina, quando il corpo, con abbassati pantaloni e mutande, e con la maglietta arrotolata sulla testa, non è stato ritrovato nei prati dietro il cimitero di Capolago.
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