Moschea, depositato il ricorso contro la chiusura
L'avvocato degli islamici, Tatiana Bruna Ruperto, si sta muovendo su due fronti: mentre aspetta le perizie sul capannone di via Varese, chiede al Tar la sospensiva del provvedimento per la struttura di via Peschiera
Bruna Tatiana Ruperto non sta con le mani in mano: l’avvocato degli islamici di Gallarate ha appena depositato il ricorso contro la chiusura del centro culturale di via Peschiera al Tar della Lombardia. «Mi aspetto un risultato positivo nel giro di quindici giorni – ha spiegato la Ruperto a VareseNews -. La richiesta di sospensiva si fonda su solide basi. I vizi di legittimità che si configurano nei provvedimenti presi dal Comune sono tanti, a partire dalla violazione di legge nell’ordinanza fino all’eccesso di potere manifesto nel fatto che c’è stata l’ordinanza di sgombero senza dare la possibilità di intervento alcuno alla comunità islamica. Inoltre i rilievi dell’Asl fanno riferimento a violazioni riguardanti un locale di ritrovo, ma la moschea di Cedrate non è un locale di ritrovo, ma un circolo privato onlus, quindi con altre prerogative da rispettare».
Inoltre, l’avvocato Ruperto risponde al sindaco di Gallarate Nicola
Mucci, che dalle pagine di alcuni quotidiani ha attaccato la comunità islamica, affermando che l’amministrazione era stata bollata come “sovversiva” nel ricorso presentato al Tar dagli islamici: «Io non ho scritto né detto nulla di tutto ciò – spiega Tatiana Ruperto -. C’è senz’altro stato un eccesso di potere che ha minato i diritti costituzionali, con numerosi atti e manifestazioni di parti politiche interne alla maggioranza: è mancata da parte del Comune l’osservanza delle norme costituzionali. Se poi si vogliono interpretare le parole a proprio piacimento, è un altro discorso. Noi abbiamo provato a mediare per un mese e mezzo, senza risultati. Ora le risposte le darà il tribunale».
Commentando la notizia apparsa sul Corriere della Sera di ieri, 5 settembre, nel quale si parlava della legge regionale numero 12 del 16 marzo scorso, che prevede la riforma della materia urbanistica, a partire dai piani regolatori comunali, con l’inserimento agli articoli dal 70 al 73 di un fondo da destinare per edifici ad uso religioso, l’avvocato Ruperto spiega: «L’ho letto, conoscevo la legge, ma per il momento mi riservo di occuparmi in un secondo momento della questione del capannone di via Varese.
È sicuramente un’opportunità interessante, ma aspetto il risultato della perizia degli urbanisti che hanno visitato l’edificio lo scorso 7 agosto, per poi vedere in che direzione muovermi. Sono gli stessi esperti che hanno eseguito le perizie per la scuola di San Giuliano di Puglia, professionisti apprezzati e seri».
La struttura acquistata dalla comunità musulmana lo scorso marzo non può essere utilizzata perché la destinazione d’uso dell’edificio è diversa da quella che ne farebbe un luogo di culto: il Comune ha più volte ribadito che non procederà a nessun tipo di variazione di destinazione d’uso, invitando la comunità islamica a cercare altre soluzioni legali e condivise. La legge regionale potrebbe aprire nuovi fronti sulla lunga diatriba che contrappone islamici e amministrazione comunale.
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