Onu: la povertà uccide più di mille bambini ogni ora

Diffuso ieri dalle Nazioni Unite, il rapporto 2005 sullo sviluppo umano

Firmando la Dichiarazione Onu sugli obiettivi di sviluppo del millennio cinque anni fa, i capi di stato e di governo di 189 paesi del mondo hanno promesso solennemente di impegnarsi per dimezzare, entro il 2015, la povertà e ridurre di due terzi il livello della mortalità infantile.  E proprio quando da quel traguardo ci separano ancora – o solo – dieci anni,  dall’Onu arriva l’inquietante fotografia scattata dal rapporto sullo sviluppo umano diffuso ieri dall’Undp – il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo – che ha sbattuto sul tavolo i dati relativi alla situazione mondiale al termine del 2004.

Sono davvero pochi, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, i paesi che entro il 2015 riusciranno a raggiungere i traguardi che la dichiarazione si prefiggeva. Quella descritta nelle fitte pagine del rapporto è infatti una situazione gravissima, seriamente peggiorata e che trova una triste conferma nel dato più eclatante, quello che riguarda i più indifesi: ogni ora, nel mondo, la povertà uccide 1200 bambini. E poichè nello scorso anno lo tsunami che ha travolto il Sud Est asiatico è riuscito, con il suo tragico bilancio di vittime, a dare una scossa all’attenzione globale distogliendola dalla quotidianità, il rapporto dell’Onu, prende proprio da quell’evento lo spunto per lanciare una sorta di provocazione: per quanto sia stato grave ed imprevisto il dramma che ha colpito l’Asia lo scorso anno, chiede di puntare i riflettori globali anche su molte altre drammatiche realtà: se i morti provocati dallo tsunami sono stati più di 300 mila, i bambini che muoiono ogni anno a causa della povertà sono più di dieci milioni, è come se il mondo venisse travolto da tre tsunami al mese per un anno intero.

Ma il rapporto denuncia molto altro ancora: le cinquecento persone più ricche del mondo detengono un reddito più elevato di quello percepito dai 416 milioni di individui più poveri e inoltre, se l’andamento attuale non dovesse essere modificato, nel 2015 le persone in stato di estrema povertà potrebbero salire a più di 820 milioni e molto più di un miliardo e mezzo di persone potrebbe ritrovarsi a vivere con meno di due dollari al giorno. Sulla base dell’indice di sviluppo umano – che oltre al reddito pro-capite considera altri importanti indicatori di ricchezza come la salute, la speranza di vita e il livello di istruzione – il rapporto dell’Onu ha stilato una classifica che per il quinto anno consecutivo, è guidata dalla Norvegia, seguita da Islanda, Australia, Lussemburgo e Canada. Fuori dalla top ten c’è l’Italia che, posizionandosi al diciottesimo gradino, è salita quest’anno di tre posizioni. L’ultimo classificato è invece il Niger: il paese più povero, che lotta per la sopravvivenza con un reddito pro-capite che sfiora i 230 dollari l’anno, un livello di analfabetizzazione che riguarda solo il 15 per cento della popolazione e una speranza di vita che si arresta a 44 anni.

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Pubblicato il 09 Settembre 2005
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