Operaio licenziato da Hupac, la protesta del SinCobas
Natalino Nicita aveva scritto frasi di protesta su una gru ed è stato licenziato in tronco: presidio del SinCobas. I confederali si difendono dalle critiche e commentano l'apertura del nuovo terminal
Il 25 luglio scorso Hupac licenziava in tronco Natalino Nicita, attivista sindacale del SinCobas, reo di aver scritto acon un pennarello sulla gru cui era addetto le seguenti frasi: "I carichi di lavoro aumentano sempre di più, la sicurezza nel luogo di lavoro non esiste, l’indennità di piazzale è un’utopia. Per quanto tempo dobbiamo ancora prenderlo nel…?" detto fatto, "Mimmo" è stato subito "accontentato" con il licenziamento. Oggi, in occasione dell’inaugurazione del terminal Hupac, il SinCobas ha manifestato e distribuito volantini in sua difesa all’ingresso della dogana di Busto Arsizio, ingresso obbligato per chi si recava al terminal. A portare la solidarietà di Rifondazione Comunista sono stati il consigliere regionale Luciano Muhlbauer e il capogruppo in consiglio comunale a Busto Arsizio Antonello Corrado.
Secondo l’azienda si tratta di un licenziamento per giusta causa; Nicita sarebbe stato spesso assente per malattia, e l’attenzione della ditta alle problematiche della sicurezza sarebbe massima. L’interessato si difende senza nascondersi, asserendo che le tre serie broncopolmoniti in un anno da lui contratte – e si tratta di un uomo ancora giovane e ben piazzato – sarebbero il risultato del lavoro all’esterno, esposti ai gas di scarico dei camion, famigerati per la loro tossicità. Per il SinCobas quello di Nicita, che fatto ricorso presso la magistratura del lavoro, sarebbe un licenziamento dovuto alla sua attività sindacale e alla sua dura denuncia di manchevolezze in tema di sicurezza e diritti dei dipendenti. Pur condannando l’imbrattamento della gru – e lo stesso responsabile, ripensandoci, aveva cercato di cancellare la scritta il giorno dopo – il SinCobas non ha mancato di attaccare i colleghi di Cgil e Cisl, a loro dire troppo acquiescenti. A tale accusa risponde sdegnato Ezio Colombo della Filt-Cgil, firmatario dei più recenti accordi con Hupac: "L’azienda si è mostrata attenta alle esigenze manifestate dai nostri iscritti e gli accordi sono andati in porto. In tema di sicurezza sul lavoro è stato disposto dall’azienda che i camionisti non lascino accesi i motori, e l’Asl provvede a regolari controlli nell’area". In fondo, è quanto accade spesso, con la "triplice" scavalcata e criticata "da sinistra" da sindacati più apertamente aggressivi verso le controparti – ma non necessariamente di maggior successo.
I sindacati confederali non hanno mancato, oggi, di commentare l’inaugurazione del terminal Hupac, cui erano presenti con proprie rappresentanze. Per Ezio Colombo della Cgil trasporti il grande assente nei discorsi sentiti oggi è il collegamento ferroviario Hupac-Malpensa. Per l’esponente della Cgil non sarà certo l’attuale progetto di una linea a monte di Gallarate a venire incontro al problema. "Non è che alla fine sarà Hupac stessa a doversi costruire il tronco di collegamento?" si è chiesto ironicamente il sindacalista. Su una lunghezza d’onda non dissimile il commento giunto da Dario Balotta della Fit-Cisl."Siamo sempre stati favorevoli a questo nuovo terminal, però dobbiamo riconoscere che è una soluzione svizzera ad un problema italiano. E’ un vero peccato che la maggior parte delle merci debba fermarsi qui per proseguire su gomma" (anche perchè sulle brevi distanze del distretto industriale lombardo l’intermodalità non rende, come è stato detto a chiare lettere oggi, ndr). Il centro intermodale Hupac sorge a ridosso del confine elvetico, secondo Balotta, a causa delle carenze strutturali del sistema ferroviario italiano, che se segnala problemi per il trasporto passeggeri, è messo ancora peggio per le merci. "E’ mancata la corrispondenza tra Hupac e l’omologa azienda italiana, Cemac (pure citata e ringraziata oggi, ndr); per noi italiani ora l’obiettivo è creare un nuovo grande terminale il più possibile lontano dal confine, tra Milano e Bologna. Servono più spazi per il trasporto su ferro e via mare, ma anche un uso più razionale degli aeroporti, di cui abbiamo una valida dotazione che viene utilizzata poco e male".
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