Persino Bossi “benedice” la Regio Insubrica
Il senatur ospite inatteso dell'assise che ha fatto dialogare, alle ville Ponti, Italia e Canton Ticino sugli scenari futuri della regione transfrontaliera
La Regio Insubrica cresce, altrochè se cresce.
Lo si è visto dai partecipanti all’incontro che si è svolto nel pomeriggio di lunedì 26 settembre alle Ville Ponti e che aveva come finalità quella di mettere intorno a un tavolo i protagonisti delle tre province italiane coinvolte (Varese, VCO, Como) e quelli del Canton Ticino per delineare la possibilità di strategie comuni per il prossimo futuro.
In primis, dall’ospite più inatteso: il senatur Umberto Bossi, arrivato al termine della prima parte per "benedire" un organismo non ancora ufficialmente riconosciuto da nessuno ma che, come una goccia sul sasso, sta scavando nella mentalità economica e culturale del territorio. «La Regio insubrica? una bella iniziativa per un federalista come me – ha infatti commentato Bossi – E soprattutto, un’iniziativa dal basso, contrariamente a molte delle cose che sono state fatte per l’Unione Europea e che adesso sono in difficoltà: c’è maggiore saggezza infatti nelle iniziative che partono dal basso».
Con modestia, l’associazione transfrontaliera che quest’anno compie dieci anni, si è infatti fatta strada se non tra le masse – sondaggi commissionati appositamente hanno infatti mostrato come la Regio Insubrica sia nota solo ad una minima percentuale di persone – almeno nella mentalità dei cosiddetti "attori del territorio" cioè a chi si mette attorno ad un tavolo portando le istanze delle cateogrie economiche o delle istituzioni locali: aiutando così a svaporare l’inevitabile "spirito di bottega" che anima i componenti di qualunque dibattito su ciò che si deve fare in provincia.
E ha piano piano assunto consistenza concreta, fino a far esclamare dal palco varesino proposte comuni che sembravano fantascienza fino a poco tempo fa: «Dichiaro la mia disponibilità a dar vita ad una società unica perché i mondiali di ciclismo che nel 2008 saranno a Varese e nel 2009 a Mendrisio siano un’opportunità comune per il nostro territorio» ha infatti detto Reguzzoni nel suo intervento, ripreso con interesse dal consigliere di Stato Borradori: segno che la proposta verrà ascoltata, e attentamente, anche in Svizzera malgrado «la regione transfrontaliera sia una regione virtuale, inibita dalle sovranità territoriali» come ha sottolineato proprio Borradori.
E proprio il ruolo di propulsore di iniziative "malgrado" le leggi e gli altri lacci di un territorio «Diviso dall’unica effettiva frontiera esistente in Europa, in un asse che va dalla Sicilia alla Finlandia» è stato l’elemento più richiesto e desiderato per la Regio dagli intervenuti al dibattito, che ha nella sua prima parte coinvolto non solo il presidente del Consiglio regionale lombardo Attilio Fontana e il senatore Tomassini, il presidente della provincia di Varese Marco Reguzzoni e il Consigliere di stato del Canton Ticino Marco Borradori ma anche tutti i rappresentanti del tavolo di concertazione provinciale (il che significa Camera di Commercio, Acai, Api, Cna, Confartigianato, Confesercenti, Uniascom, Univa, Cgil, Cisl, Uil, Coldiretti, Confagricoltori, Unione provinciale agricoltori: la bellezza di 14 interventi).
E, tra le pieghe delle varie relazioni si è scoperto che in questi dieci anni "in sordina" qualcosa è stato già fatto, in cooperazione "spontanea" tra italiani e svizzeri: dall’associazione transfrontaliera di agricoltori, al sindacato che unisce le due frontiere, al progetto che mette in relazioni artigiani italiani e ticinesi.
Non è poi poco per un territorio che – malgrado sia la porta tra il nord e il sud dell’Europa – fino ad ora "non si è parlato" e che comincia a confrontarsi adesso con ipotesi di infrastrutture non più rimandabili, come alcuni collegamenti ferroviari o lo sbocco italiano di Alptransit.
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