Regio Insubrica: “Chi si isola perde in partenza”

A dieci anni dalla sua fondazione la Regio Insubrica traccia un primo bilancio della sua attività chiamando a discutere le diverse voci del territorio

Conoscere e farsi conoscere, parlare e collaborare: a distanza di dieci anni dalla sua fondazione la Regio Insubrica si è fermata un momento per tracciare un primo bilancio della sua storia e per rimettersi subito in cammino con un bagaglio di nuovi propositi. Lo ha fatto questo pomeriggio, alle Ville Ponti di Varese, mettendo faccia a faccia non solo i soggetti che dirigono la vita dell’organizzazione ma anche le prinicpali voci del territorio insubre.

Perché sia nata la Regio Insubria e che cosa significhi avere un’istituzione che unisca alcune province italiane ed un cantone svizzero è stato spiegato dal Ministro del welfare Roberto Maroni, uno dei maggiori sostenitori di questo progetto: «La Regio Insubria è un entità istituzionale molto importante. Raggruppa comunità che sono omogenee per caratteristiche, strutture, bisogni, interessi. È l’applicazione tangibile del principio di sussidiarietà, dell’importanza di coltivare iniziative che nascono dal basso e in questo la Regio Insubria è un’esempio di eccellenza».

Sono punti, quelli della spontaneità e delle iniziative maturate dal basso, che compaiono più volte anche nelle parole di Roberto Forte, Segretario generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica. Nel suo intervento Forte ha sollecitato ad aprire gli occhi sulle realtà vicine e a cogliere le opportunità di conoscere e allacciare nuovi contatti. Lo ha fatto citando Pavese e perfino il saluto venusiano di Star Trek: "Mi fa piacere constatare che siamo diversi. Spero che la nostra somma possa essere superiore alla semplice addizione delle parti". 

Un’opinione condivisa anche da Giorgio Guidici, sindaco di Lugano e Presidente del Comitato direttivo della Regio Insubrica che ha precisato: «Ai comuni viene concessa un’importante presenza nell’organizzazione. E questo è importantissimo. Si deve imparare a guardare al di fuori dei propri confini, isolarsi vuol dire perdere in partenza».

«La Regio Insubrica avrà futuro solo se riuscirà a coinvolgere i governi regionali e il mondo imprenditoriale – ha commentato invece Paolo Ravaioli, presidente della Provincia del Verbano Cusio-Ossola – occorre passare dal marketing territoriale che stiamo adottando ora ad una vera e propria gestione strategica del territorio. E nel farlo si deve tener conto di tutti gli interessi dei soggetti che vi partecipano, anche di quelli degli assi minori come quello che rappresento io».

«Il Dna della Regio – ha aggiunto Leonardo Carioni, presidente della Provincia di Como – è quello di studiare soluzioni per poi portarle all’attenzione dei diveersi enti. L’obiettivo è quello di proporre dei progetti ragionando in un’ottica di regione omogenea. Le frontiere in questo caso non sono più un ostacolo. Per realizzare questi obiettivi la comunità è organizzata in gruppi di lavoro ad hoc».

Nell’organizzazione della Regio si contano precisamente dodici gruppi di lavoro: la collaborazione transfrontaliera nel campo della pianificazione e dei trasporti, la promozione turistica, la sanità e l’ambiente, gli accordi bilaterali, la piattaforma logistica transfrontaliera, l’agricoltura, l’interreg, la protezione civile, la collaborazione nel campo dei soccorsi e delle emergenze sanitarie, la depurazione del Lario, la regolamentazione del Lago Maggiore e la scuola.

«La partecipazione ai gruppi di lavoro e il rafforzamento interno sono impegni che vogliamo portare a termine – ha aggiunto Virginio Brivio presidente della provincia di Lecco – da osservatori partecipiamo a questo incontro perché siamo interessati alla collaborazione. In particolare per quanto riguarda le tematiche che coinvolgono la mobilità e i trasporti, il turismo e la protezione civile».

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Pubblicato il 26 Settembre 2005
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