«Ridateci la Tivù svizzera»

Stretta tra tivù locali italiane e il futuro digitale terrestre, la Televisione Svizzera in lingua Italiana rischia di sparire dalle nostre case: e a questo si ribellano in molti. Colloquio con il direttore di Rtsi, Remigio Ratti

L’hanno invocata almeno in tre – e di quelli che nella politica nazionale pesano, come ad esempio i ministri Bossi e Maroni – nell’incontro della Regio Insubrica che si è svolto lunedì 26 settembre alle Ville Ponti: "Ridateci la tivù svizzera", è stata una delle parole d’ordine nell’incontro.
Soffocata dalle mille emittenti televisive italiane e tarpata da legislazioni "troppo" nazionali la Televisione Svizzera Italiana infatti, una volta esempio dell’alternativa televisiva in tutto il nord Italia, ha dovuto sempre più ranicchiarsi in un angolo dell’emittenza italofona, malgrado «abbia programmi migliori di molte delle emittenti italiane» (secondo le parole testuali del presidente della provincia Reguzzoni, uno dei principali sostenitori della tivù svizzera nell’incontro di ieri).

Un appello che in effetti non poteva essere raccolto che in un consesso come quello della Regio, che per sua composizione supera le frontiere nazionali:  perchè sono proprio le frontiere – in questo caso legislative – a limitare, la diffusione attraverso il mezzo televisivo di una cultura che non solo parla italiano ma è pure omogenea sotto altri punti di vista. 

Ma come si può fare, qual è la strada per risolvere una questione che diventa sempre più delicata, soprattutto con l’avanzare del digitale terrestre? Abbiamo provato a fare qualche domanda a Remigio Ratti (nella foto), dal 2000 direttore della Radio Televisione Svizzera di lingua italiana e presidente della comunità radiotelevisiva  italofona – che raduna le emittenti in lingua italiana: da Radio Vaticana a Capodistria, dalla Rai alla RTSI – oltre che esperto di comunicazione in sede europea. 

Ha saputo delle dichiarazioni di Marco Reguzzoni e di Umberto Bossi sulla RTSI?
«Non solo ho saputo delle dichiarazioni, ma penso che le discuterò presto con il presidente Reguzzoni, giovedì o venerdì prossimi . Stiamo infatti cercando di incontrarci»

La questione della tivù svizzera è ancora più delicata di quanto sia già in apparenza…
«Sarà necessario fare in effetti una analisi approfondita della questione, per mettere in chiaro qual è la situazione attuale e quale scenario apre il digitale terrestre. Ma l’ipotesi aperta nel corso della riunione della Regio Insubrica è quella di una televisione transfrontaliera, che si rivela essere una terza possibilità».

La tivù svizzera italiana, "bloccata" al confine dalle legislazioni nazionali, fino ad ora infatti viene vista in Italia per "sconfinamento", cioè approfittando della possibilità che il segnale vada oltre i confini nazionali per consentire una completa copertura interna: operare infatti per poter permettere ai cittadini di Chiasso o Mendrisio di vedere la loro televisione nazionale, prevede inevitabilmente che la vedano anche i telespettatori del comasco.

Uno "sconfinamento" che con il segnale analogico – quello di cui abbiamo usufruito finora – arriva fino a superare Milano, ma che con l’innovazione tecnologica che sta "mandando in pensione" il segnale analogico, cioè il digitale terrestre, diventerà molto meno penetrante. Una prospettiva che diventerà obbligatoria a breve: «Dal 30 giugno 2006 il segnale della televisione Svizzera di lingua italiana verrà trasmesso solo in digitale – precisa Ratti – Questo avrà come conseguenza il fatto che potranno guardarci solo i telespettatori muniti di decoder in grado di captare le nostre frequenze e che lo "sforamento" godrà di un segnale di ottima qualità ma con penetrazione molto ridotta».

Il che significa che tra meno di un anno chi è senza decoder non vedrà più la televisione svizzera italiana.
Niente più meteo, niente più tg "britanninco" tanto diverso dai logorroici tg italiani, niente più approfondimenti di attualità. In compenso, quella del digitale terrestre potrebbe essere un’occasione per riportare, almeno parzialmente, la programmazione della tivù svizzera anche oltre i confini lombardi.

«Stiamo trattando con Mediaset la possibilità di fare parte del loro “pacchetto” per il digitale terrestre – rivela Ratti –  In esso verrebbero trasmessi solo i contenuti originali della tivù Svizzera, perché noi non abbiamo la forza economica per comperare i diritti per riprese altrui come quelle sportive, ma consentirebbe almeno di rendere fruibili le nostre produzioni in tutta Italia».

Se quindi lo “sforamento” è molto limitato nel raggio di azione, il raggiungimento dell’accordo con Mediaset sul digitale terrestre porterebbe invece  in tutto il territorio italiano contenuti molto interessanti – come le trasmissioni “Falò” o “Storie” – ma solo per un numero molto limitato di ore al giorno: si parla di quattro.

Dalla discussione in seno alla Regio Insubrica è emersa però una "terza via" per diffondere la rtsi nelle regioni limitrofe la Televisione Svizzera: il progetto di “televisione transfrontaliera".
«Quello delle televisioni transfrontaliere è un argomento che il consiglio d’Europa ha già affrontato  e che io stesso ho portato all’attenzione nel corso delle discussioni del consiglio, a Berlino nel 2004 – Spiega Ratti – Considero un diritto-dovere quello di poter diffondere contenuti tra aree culturali e linguistiche omogenee. Ma, in questo caso,  le legislazioni nazionali limitano gravemente questa possibilità. E su questo il consiglio d’Europa si è espresso, in un ottica di cooperazione transfrontaliera»

In questo caso allora il territorio dell’Insubria e il tentativo di cooperazione transfrontaliera per diffondere su tutto il territorio le trasmissioni della Tivù Svizzera in lingua italiana potrebbe  fare da laboratorio europeo… 
«Di più – conclude il professor Ratti – sarebbe il primo caso concreto di televisione transfrontaliera secondo i principi enunciati dal Consiglio d’Europa e non ancora applicati concretamente».

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Pubblicato il 27 Settembre 2005
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