«E’ come vedere un documentario sulla mala»
Una videocamera nascosta ha ripreso i momenti di “vita vissuta” del gruppo accusato di aver messo a punto numerose rapine nel Varesotto
Primo fotogramma, bianco e nero, camera fissa: giovani uomini che entrano in uno scantinato vestiti di tutto punto, facce serie. Seconda immagine: su un piatto viene stesa la cocaina, alcuni aspirano, si preparano le armi, parrucche e baffi finti vengono indossati (foto). Terza scena: sorrisi, pacche sulle spalle e altra cocaina, poi tutti a casa. Non è il set di “Romanzo criminale” e le persone inquadrate non sono certo al livello della famigerata banda della Magliana, ma certamente le riprese della micro telecamera nascosta nel covo gallaratese del gruppo sospettato di aver messo a segno diverse rapine in provincia è un documento importante.
E non solo per le indagini e l’attività della
procura di Busto, che sta indagando sul caso, ma soprattutto per studiare il modus operandi di piccole organizzazioni criminali che sono però in grado di mettere a segno diversi colpi prima di venir fermati.
«Abbiamo realizzato un vero e proprio documentario sulla rapina a mano armata – spiega il dottor Franco Novati, alla guida della Squadra Mobile di Varese – dove vengono riprese le varie fasi della preparazione dei colpi, dalla pianificazione ai rapidi momenti prima dell’azione, alla spartizione del bottino. Ma anziché vedere le antenne delle formiche in un formicaio, sbucano dal nulla baffi finti, vestiti, parrucche, armi e droga». Già, la droga. Perché quello che accomunava questi personaggi era proprio l’uso smodato di cocaina capace di caricare il gruppo. A margine della conferenza stampa un dirigente della polizia ha difatti rivelato che la banda terrorizzava letteralmente le persone che trovava dietro il bancone. Che si trattasse di pizzaioli o di impiegati poco importa: canne di piotola puntate alla tempia e coltelli alla gola erano all’ordine del
giorno.
«Ed è proprio la cocaina che provocava in alcuni soggetti della banda una reazione così violenta – rivelano le fonti investigative – e pericolosa allo stesso tempo, visto che non si trattava certamente di professionisti del crimine e di persone che potevano quindi perdere la testa per nulla».
Il covo dove sono state girate le immagini (nella foto qui a sinistra l’esterno) era un anonimo scantinato nella zona periferica di Gallarate, dove sono state trovate alcune parrucche e alcuni indumenti che servivano al gruppo per camuffarsi.
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