Ramadan, muro contro muro tra Comune e comunità islamica
Inizia il periodo sacro dei musulamni che si sono ritrovati a pregare nel capannone di via Varese; «unica possibilità per aggregare la comunità». Una «prepotenza» secondo il sindaco Mucci
«Non avevamo altre soluzioni – spiega Hamid Khartaoui, portavoce della comunità gallaratese -. Ieri sera, martedì 5 ottobre, è iniziato il Ramadan, non avevamo altri posti dove trovarci a pregare e siamo andati nel nostro capannone, anche se i lavori non sono terminati». Era una delle possibilità, forse l’unica a portata di mano per la comunità islamica di Gallarate: pregare nel capannone di Caiello, in via Varese, acquistato dai musulmani nello scorso marzo: così è successo ieri sera, primo giorno del mese sacro per i musulmani. Soluzione da sempre osteggiata dal Comune dal sindaco Nicola Mucci in modo particolare, perché, a parere dell’amministrazione, pregando in via Varese si sarebbe riproposta la stessa situazione di via Peschiera, che ha portato alla chiusura del centro islamico da parte del Comune stesso.
Sulla questione è scontro; duro il commento del sindaco di Gallarate, Nicola Mucci: «La decisione della comunità musulmana di recarsi nello stabile di via Varese a pregare per il Ramadan e le modalità con cui il tutto è accaduto si delineano come episodi molto gravi – spiega il primo cittadino -, in totale spregio delle normative, delle leggi italiane, delle istituzioni e precludono ogni possibilità di dialogo presente e futuro. Naturalmente il Comune si riserva di valutare ogni eventuale ulteriore azione anche legale una volta analizzati i verbali pervenuti in merito all’accaduto». L’amministrazione comunale ha già ribadito in varie circostanze come lo stabile di via Varese non abbia i requisiti per essere considerato luogo di culto, come già non li aveva la struttura di via Peschiera, adibita per anni a moschea dalla comunità musulmana e dichiarata inagibile nel luglio scorso alla luce di verbali urbanistici e sanitari. Nei giorni scorsi il tribunale amministrativo regionale, cui la comunità musulmana si era appellata, ha respinto la richiesta di sospensiva. «L’atteggiamento della comunità islamica – prosegue Mucci – denota prepotenza e mancato rispetto delle regole. La scelta di recarsi ieri a pregare nello stabile di via Varese è avvenuta in tono dimesso, quasi segreto, quasi a non voler far sapere che cosa si aveva intenzione di fare e questi non sono presupposti per un dialogo civile e sereno. Si sono accusate le istituzioni di non voler favorire punti di incontro: ritengo invece che sia questo atteggiamento mancante di chiarezza e a volte anche di lealtà che rende difficile ogni forma di confronto civile».
Altrettanto aspro il commento di Samir Baroudi, portavoce della comunità islamica varesina e da qualche tempo vicino ai fratelli di Gallarate: «È inaudito l’atteggiamento del Comune di Gallarate che ci impedisce di esercitare un nostro diritto sacrosanto – spiega Baroudi -. Per il Ramadan noi dobbiamo seguire il precetto di pregare insieme ai nostri fratelli, non esiste legge che possa impedirci di farlo. Non è una sfida al Comune: lo stabile di Caiello, in una zona isolata dove non disturbiamo nessuno, lo abbiamo acquistato con i nostri soldi, è una nostra risorsa che dobbiamo avere il diritto di poter sfruttare come vogliamo. Io ci porterò i miei quadri e dipingerò lì, voglio vedere chi mi impedirà di farlo. Era l’unica possibilità per aggregare la comunità. L’amministrazione comunale di Mucci sta facendo una figuraccia davanti a tutto il mondo, mettendo in cattiva luce l’Italia con un atteggiamento puramente politico: Mucci verrà giudicato dagli elettori, non ci può tappare la bocca né usarci come carta elettorale, una carta sporca».
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