«Stiamo crescendo, tra mille difficoltà»

Il calo degli iscritti, una sede ancora provvisoria, la mancanza della specialistica: Scienze della Comunicazione sembra la Cenerentola dell'Insubria

Un corso di laurea che paga lo scotto della propria giovane età, ma con tanta voglia di  crescere. Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria  sta attraversando una crisi abbastanza fiosiologica. Un calo negli iscritti al test d’ingresso ( appena una decina in più dei posti disponibili, rispetto all’assolto dei primissimi anni), la mancanza della specialistica, l’aleatorietà della sede ( dall’iniziale Villa Toeplitz, si è passati al Padiglione Morselli e all’aula magna di via Dunant, per approdare in questi mesi in via Ravasi dove sono in corso i lavori di ristrutturazione), qualche disagio tra gli studenti nelle concitate fasi finali della tesi.

«Sono disagi normali per un corso che si sta strutturando tra mille difficoltà, perchè la congiuntura non è certamente favorevole – spiega il professor Claudio Bonvecchio, direttore del corso (nella foto sopra)  – Lo scorso anno abbiamo completato il triennio e poi ci siamo concentrati sulla specialistica. Solo un intoppo formale ci ha impedito di poter gà avviare quest’anno la magistrale già da quest’anno. Sono sicuro, comunque, che nei prossimi giorni, la nostra richiesta riceverà l’autorizzazione del CUN e così avremo un corso completo, con l’aggiunta, di non piccolo conto, di un dottorato».

Quale pensa che sia la percezione che il territorio ha di voi?
«Sostanzialmente buona. Paghiamo lo scotto di essere un corso particolare: siamo partiti da zero e tra mille sacrifici. Abbiamo il sostegno dell’Insubria che sta investendo in noi: i fondi, però, sono limitati. Per quanto riguarda le istituzioni abbiamo buone relazioni con enti locali, istituti di formazione. Siamo in contatto con i due atenei svizzeri. Credo che il percorso che stiamo facendo debba trovare sfogo naturale nell’area insubre. Ecco perchè ci teniamo a collaborare con la USI e la Supsi».

Ma quali e quanti sbocchi ci sono sul nostro territorio?
«Il tipo di formazione che diamo è indubbiamente particolare. Abbiniamo un’attenzione al lato umanistico e filosofico, con un’accurata preparazione informatica. Potenzialmente il nostro bacino è il più interessato ad assorbire queste figure. Per il momento, però, i rapporti con il mondo imprenditoriale sono limitati. Una maggiore collaborazione darebbe risultati decisamente più positivi. Ma la collaborazione dovrebbe avere anche una valenza economica».

Come si spiega il calo di iscritti?
«È fisiologico, dato che i corsi si sono moltiplicati in tutt’Italia. Consideriamo, inoltre, il fatto che non abbiamo pubblicizzato il corso dato che eravamo consapevoli dei disagi legati alla sede. 
Più o meno, comunque, i nostri numeri sono costanti e la qualità degli iscritti decisamente elevata».

Con 7 docenti ordinari e una decina di professori a contratto, il corso di Scienze della Comunicazione sta pensando di aggirare il limite dei tre anni con un corso di perfezionamento ed un master di cui si darà notizia nei prossimi giorni. In attesa della magistrale….

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Pubblicato il 17 Ottobre 2005
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