Sul filo del racconto
Azelio Corni espone allo Spazio Cersare da Sesto
E’ possibile il racconto partendo dalla complessità dell’operare artistico, dalle semplici immagini?
Sembrerebbe di sì se osserviamo il percorso dell’arte e quel suo essere sguardo sul mondo, sulle cose del mondo.
Tanto che il vedere è una modalità interpretativa del reale.
Realizzare immagini poi, altro non è che un costruire arte-fatti formali, nuove realtà, per l’appunto; così l’immagine diventa parola. In un gioco libero che nella libertà espressiva modifica i rapporti tra le dimensioni oggettuali delle cose e le interne dinamiche della loro esistenza.
Se poi un esposizione, nella sua dimensione visivo di un mondo nuovo si realizza a partire da una ben precisa titolazione, l’unità del rapporto si fa sintesi di pensiero e forma.
L’operazione di Corni parte da lì, i suoi diagrammi appartengono alla categoria dei segni che per mezzo di linee sono in grado di costruire parole, parole disegnate. Sono segni di una rappresentazione grafica/pittorica capace d’essere nello stesso tempo strumento e mezzo risolutivo di problemi. E, nella loro sintesi analitica, rappresentano un vissuto visionato attraverso i dati della memoria.
Ecco allora che il segno, nella sua stesura minimalistica circoscrive spazi di tela grezza, ne connota la forma, la reinventa in fragili contenitori, non nasconde alcunchè ma allude, rinvia.
Presenze corporee idefinite. Un filo sottile di racconti. E, nel vuoto della loro volumetria, fragili corpi pronti ad essere riempiti, abitati, percorsi.
E l’immagine, allusiva, filtra altre immagini, connota una propria sindone evocativa trascinandoci nel tempo, nella memoria nel gioco quotidiano di possibili racconti.
Spazio Cesare da Sesto
Sesto Calende (VA)
Azelio Corni
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Dal 24 Settembre al 9 Ottobre 2005
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