Commercianti alla ricerca di sicurezza

Lo dice un questionario realizzato di Giovani Imprenditori di Confcommercio e presentato in un convegno a MalpensaFiere

«Ai lavoratori del commercio non basta la 626 per sentirsi sicuri» Parte da questa frase, emblematica per un imprenditore commerciale a cui la nuova legge sulla sicurezza sul lavoro serve solo come punto di partenza per garantirsi l’incolumità propria e dei suoi dipendenti,  il racconto del convegno che si è svolto questa mattina, 28 novembre, a MalpensaFiere.

Il convegno, dall’emblematico titolo “Sicurezza andiamo cercando” è organizzato dai Giovani Imprenditori di Confcommercio legati a Uniascom Varese, ha affrontato dalla parte di chi è testimone e spesso vittima delle violenze il tema della sicurezza, specialmente in questa zona:  «Il convegno organizzato qui e oggi è di preoccupante attualitàha spiegato Michela Vittoria Brambilla, presidente Nazionale giovani imprenditori Confcommercio – L’ennesima rapina in villa con un uomo malmenato  e un’esecuzione in piena regola in pieno centro davanti a un bar sono fatti a cui i territori come questo non erano abituati. C’è un trend evolutivo di questa criminalità diffusa, e nella maggior parte dei casi si tratta di reati contro il patrimonio:commercianti ed esercenti in genere sono una delle categorie più bersagliate. E poichè giovani imprenditori di oggi sono gli esercenti di domani, siamo noi a dover fare i conti con questa situazione in evoluzione»

«Non bisogna fare allarmismo, ma certamente bisogna fare attenzione affinché una provincia tradizionalmente tranquilla come questa non cambi sostanzialmente il suo aspetto – ha precisato Marco Introini, presidente varesino dei Giovani Imprenditori – Per esempio, quelle denuncie che spesso si evitano perchè “tanto non portano a niente” sapendo che poi non si trovano i colpevoli, edulcorano le statistiche, facendo sembrare il fenomeno in provincia meno importante di quello che invece è».

A raccontare invece la situazione anche in provincia di Varese è stato un sondaggio realizzato pochi giorni fa proprio  dall’associazione Giovani imprenditori e legato ad un analoga consultazione nazionale realizzata nel gennaio scorso dal Cirm.

Il questionario era rivolto a circa 100 esercenti scelti a campione in provincia tra quelli che più “a rischio”   (Tabaccai, gioiellieri, benzinai e farmacie): le risposte mostrano da parte dei nostri commercianti una certa sensazione di sicurezza nel quartiere dove è inserito l’esercizio (hanno risposto di essere "molto o abbastanza" sicuri il 60% degli intervistati), e un forte senso di protezione proveniente dalle forze dell’ordine: hanno risposto infatti di sentirsi "molto o abbastanza" sicuri l’80% circa degli intervistati, un dato di molto superiore a quello del panel nazionale.

Rispetto ai dati nazionali cambiano invece e di molto quello sulle situazioni di criminalità. Mentre in Italia sono le violenze e le risse i fatti più preoccupanti subiti dai commercianti, da noi a “farla da padrone” sono i furti e le truffe: il 40% dei commercianti intervistati ha infatti subito almeno un furto nella sua vita professionale e quasi il 20 per cento una frode, mentre nell’ultimo anno l8% di loro ha subito un tentativo di furto e il 4% una rapina.

La frode principale è senza dubbio quella legata ai mezzi di pagamento: ben il 52% dichiara di avere ricevuto prima o poi del denaro falso, anche se nell’ultimo anno molti non riscontrano una recrudescenza del fenomeno, forse grazie anche all’effetto euro. Ma è da segnalare anche il 17,4% di commercianti che hanno ricevuto assegni scoperti e il 13% di loro che si è ritrovato una carta di credito clonata.

Ma il dato forse più sorprendente riguarda ciò che per Monsignor Carnevali, vicario dell’invitato Don Luigi Stucchi, era fonte di preoccupazione: il prelato infatti raccomandava nel suo intervento di «continuare a prestere ascolto ai deboli, e non temere. Il desiderio di sicurezza non deve farvi vivere nella paura». 
Preoccupazione infondata, visto che il questionario risponde molto positivamente a questa sollecitazione, mostrando come i commercianti varesini più “a rischio” non siano affatto forcaioli: Con risposte in totale controtendenza con il resto d’Italia, che chiedono innanzitutto “più controlli sugli extracomunitari” e in parte significativa “più fermezza nel fare rispettare le pene”, la risposta dei commercianti varesini è più seria e pragmatica: per garantire maggiore sicurezza agli esercizi, la maggior parte di loro ha risposto che ci vogliono “più alternative per i giovani” relegando i controlli sugli extracomunitari, solo al terzo posto delle priorità.

Il convegno è stato anche una prima, anche se timida considerata la totale assenza delle forze dell’ordine e la scarsa risposta delle altre istituzioni,  occasione di incontro tra commercianti e istituzioni: grazie soprattutto all’intervendo dell’assessore regionale alla sicurezza Massimo Buscemi, che ha dato la sua piena disponibilità alla costituzione di un tavolo di lavoro con i commercianti sulla sicurezza, in vista soprattutto delle nuove competenze regionali causate dalla riforma costituzionale. Una richiesta avviata con calore dal rappresentante degli imprenditori nei pubblici esercizi Giancarlo Vedovato, che ha auspicato incontri tra i commercianti e le forze dell’ordine, nella speranza di poter essere di aiuto reciproco.

 

 

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Pubblicato il 28 Novembre 2005
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