Giallo in Consiglio comunale, scompare una parentesi
Caotica approvazione degli emendamenti leghisti alla delibera relativa al rinnovo dei vincoli sul Piano Regolatore Generale: con o senza le indicazioni specifiche dei vincoli da rimuovere?
Un piccolo giallo ha animato ieri sera in Consiglio comunale il dibattito sui vincoli urbanistici. Era in esame una delibera per il rinnovo dei vincoli posti dal Piano Regolatore Generale, gran parte dei quali risultavano scaduti da tempo, come denunciava l’opposizione. In più, la Lega Nord presentava un proprio emendamento volto a cancellare definitivamente alcuni vincoli relativi ad opere in progetto nell’ultimo PRG (1997) ma non realizzate. In particolare, i leghisti chiedevano di depennare i vincoli relativi ai terreni adiacenti i viali Toscana e Liguria e la statale del Sempione, nonchè quelli che avrebbero dovuto permettere l’ipotetica realizzazione della tangenziale e della secante cittadina. Queste precise indicazioni erano contenute in una parentesi al termine dell’emendamento proposto, poi misteriosamente scomparsa. La Giunta ha infatti proposto un "emendamento all’emendamento", aggiungendo la necessità di individuare linee guida alla revisione dei vincoli non più attuali, e lo ha fatto approvare dall’aula – con il voto contrario di Cicero (FI), motivato col fatto che la manovra avrebbe richiesto una variante di PRG. Quando consiglieri, pubblico e stampa si sono accorti che il presidente Speroni, nel rileggere l’emendamento… emendato, aveva omesso la parentesi con l’indicazione specifica dei vincoli da rimuovere, è scoppiato un pandemonio, seguito da cinque minuti di sospensione della seduta prima del ri-voto e della ri-approvazione della delibera, questa volta dotata della parentesi misteriosamente scomparsa.
Il dibattito sul provvedimento, presentato dall’assessore Gianfranco Bottini, era stato intenso, particolarmente a causa dei "duelli" Rosa-Grandi e Corrado-Bottini. Il capogruppo dei Progressisti, l’architetto Alberto Grandi, si era lanciato una breve, incisiva filippica contro le carenze dell’urbanistica del centrodestra: "Nonostante le promesse non avete regalato un metro quadro di verde in più alla città. Frattanto Bottini ha lasciato scadere da due anni e mezzo i vincoli, causando seri danni alle opere in corso, che senza vincoli non possono procedere. L’urbanistica non va fatta da quattro amici al bar. I vincoli siano rinnovati per tempo e si faccia dell’urbanistica seria, perchè standard vuol dire verde e qualità della vita, e case e terreni di maggior valore". Piccato, Rosa ricordava l’ampliamento di altri 150.000 mq del Parco Busto 2000 (presso MalpensaFiere, ndr). "Un parco dove c’era la campagna me lo chiamate verde urbano?" fustigava Grandi, salvo venire rimbeccato dal primo cittadino: "Campagna? ma se l’amministrazione precedente voleva farci un supermercato…" A questo punto la discussione prendeva una piega strana, e si andavano a tirare in ballo le amministrazioni cittadine del pre-Tangentopoli e i loro personaggi di punta, recentemente assolti da ogni accusa. In più Antonello Corrado (Rifondazione) martellava le scelte di Regione – riduzione delle aree standard, cioè del verde obbligatorio per ogni nuovo edificio – e quelle del Comune, che monetizzerà tramite un tributo quello che in precedenza era l’obbligo, per i privati che costruivano, di acquisire un’area verde da "girare" al Comune, Piccato, Bottini accusava Corrado di incompetenza quando non di malafede. "Prima i costruttori acquistavao un fazzoletto di terra incolto, magari a cinque chilometri da dove stavano lavorando, e con quello avevano esaurito i loro doveri: era una beffa. Ora è il Comune ad acquisire aree da dedicare a verde con una voce apposita in bilancio in cui si versa questo tributo". "Ah sì? E quanto verde avete acquisito finora?" insisteva perfido il consigliere comunista. L’opposizione picchiava duro, con Mariani (Margherita) che suggeriva di tenersi certe delibere in Giunta invece di far figure in Consiglio, e alla replica istituzionalmente indignata di Speroni rispondeva che "sono tre anni che tutto passa in Giunta, e solo due mesi che di colpo tutto quanto viene portato in Consiglio". Alla fine, prima del caotico voto di cui sopra, Rosa tagliava la testa al toro: "Nella delibera si parla di vincoli, non di standard. E quanto a questi, dal 60 al 78% devono essere inclusi all’interno di un intervento edilizio; solo per quelli di minore entità si accettano aree a verde reperite esternamente". Con buona pace dell’urbanistica "verde".
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