Il velo mai nero de “La sposa cadavere”
Sorprende ancora Tim Burton che non abbandona le sue tematiche per dare sempre un volto, e un perché, al dolore e alla solitudine
È ancora possibile raccontarle le favole con sentimento, con passione, con travolgente naturalezza. E La sposa cadavere ne è un esempio. Coodiretto, voluto e ideato da quel genio di Hollywood che è Tim Burton, che mai delude (a parte la parentesi de Il pianeta delle scimmie, ancora da decifrare nella sua filmografia e per ora imputabile soltanto a necessità economiche per realizzare altri film più “sentiti”), Burton confeziona il suo secondo capolavoro della stagione insieme a La fabbrica di cioccolato: come al solito non dimentica il bambino che c’è in ogni adulto e oltre a raccontare una splendida storia d’amore, mai banale, nemmeno nella realizzazione, narra di solitudine e paura della morte.
Storie spesso sgradevoli con protagonisti talmente puri da sembrare “innaturali” (come già fatto in Big Fish ed Edward mani di forbice), personaggi di contorno e antagonisti sgradevoli e allo stesso tempo da compatire e comprendere nella loro grandiosa mediocrità.
La storia de La sposa cadavere si basa su una leggenda russa dell’800 (e il film è ambientato nella stessa epoca, in un Europa indefinita, dove anche il rito del matrimonio e indefinito, senza religione) dove il protagonista Victor, figlio di arricchiti in cerca di titolo nobiliare, si innamora di Victoria, figlia di nobili decaduti in cerca della salvezza economica. I due sono costretti a sposarsi senza conoscersi, ma appena si incontrano si innamorano. Tutto sarebbe perfetto se Victor non infilasse l’anello al dito di quello che crede essere un ramo di un albero, ma che invece è il dito scheletrico di una ragazza uccisa il giorno del suo matrimonio e che aspettava il suo principe azzurro. Victor e Victoria sono così sposati e Victor è costretto a vivere tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Le tematiche “nere” di Burton sono sempre presenti nei suoi film. Ma ciò che è nero non è mai totalmente nero per il regista: ci sono sfumature, molte sfumature. Come è simbolico per Burton che il mondo dei vivi sia grigio, scuro, triste, mentre il mondo dei morti sia colorato e pieno di canzoni allegre, anche dallo humor molto “nero”.
La sposa cadavere, esattamente come Nightmare bifore Christmans è girato in stop motion e qui la tecnica è talmente perfetta che molti hanno anche detto, o scritto, che toglie sentimento alla storia. Può essere, ma solo se ci si lascia affascinare dalla tecnica: se invece ci si fa catturare semplicemente dalla storia si uscirebbe dal cinema pensando di aver visto attori in carne e ossa come i doppiatori della lingua originale: Johnny Depp ed Helena Bonham Carter.
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