Primari come papi, nomine segrete e chi ci rimette è la democrazia

Le scelte avvengono in conclavi nei quali la riservatezza è doverosa, ma il segreto a cose fatte non solo è ridicolo, è un’offesa alla collettività

La nostra attenzione al diritto all’informazione non sempre è apprezzabile con il risultato di scalfire anche il livello di democrazia all’interno di procedimenti istituzionali.

E questo accade, per nostra trascuratezza, ignoranza o scarso senso di partecipazione relativi a importanti passaggi gestionali di importanti istituzioni. Come la sanità.

Votando presidente e consiglieri regionali affidiamo loro la tutela della nostra salute: in seguito essi ci informeranno sugli indirizzi generali della politica sanitaria, sui piani che riguardano le singole strutture e la loro gestione, ma al momento della scelta di coloro che dirigeranno sul campo la cura della salute, vedremo i premurosi illuminati spegnerci tutti i canali della comunicazione.

Le scelte avvengono in conclavi nei quali la riservatezza è doverosa, ma il segreto a cose fatte non solo è ridicolo, ma è un’offesa alla collettività: sono momenti in cui la politica appare negazione della democrazia. Esagero?

Guardiamo un attimo alla nomina dei primari, dei direttori delle unità operative. Solo spifferi di notizie sui nomi in lizza, voci di feroci duelli non condotti dagli interessati, ma da eventuali loro  padrini, silenzio assoluto su attitudini e caratteristiche dei singoli, sui criteri di nomina e  motivi della scelta finale consacrata da una deliberazione che dovrebbe essere atto pubblico.

E’ scontato che ci possano essere nella procedura passaggi che esigono riservatezza, ma che poi si sappia più di una nomina di un papa che di quella di un primario è decisamente troppo.

Il fatto è che un papa viene eletto da cardinali, un primario dalla politica attraverso la decisione di uno che non è del mestiere, che nulla sa di scienza medica ovvero il direttore generale dell’azienda ospedaliera, regolarmente incatenato dalla maggioranza che  comanda nella regione.  E’ come se a un chirurgo venisse affidata  la nomina di vertici bancari.

Allora saremo più liberi, saremo più compiutamente cittadini il giorno in cui alla sanità sarà consentito di rispettare la legge, di essere autonoma, di aprirsi alla democrazia dell’informazione. E’ un giorno che sembra ancora lontano

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Pubblicato il 16 Novembre 2005
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