«Ulbio e le sue sorelle erano brava gente»
La vittima era in Italia dal 2003. Con lui due sorelle più grandi e una nipotina
«Brava gente». Così Karina Gasco mediatrice culturale di lingua spagnola definisce la famiglia Soto Mogullon. Ulbio Danilo, il giovane ecuadoregno trovato morto nell’appartamento in via Provinciale 23 a Cittiglio, era arrivato a Varese nel 2003, insieme ad una nipotina. Nel maggio dello stesso anno era andato nella sede dell’associazione Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), in via Bernardino Luini a Varese, per iscriversi.
L’Anolf è infatti un punto di riferimento importante per gli stranieri presenti sul territorio. «Dimostrava meno anni di quelli che aveva – continua Karina -. Era educato e molto silenzioso. Non rispondeva alle domande che gli facevo, ma lasciava parlare la sorella più grande, penso per una forma di rispetto. Tanto che gli dissi scherzando che se voleva poteva rispondere lui».
Nato il 27 luglio del 1980 in Ecuador, Ulbio Danilo aveva conseguito la licenza media inferiore e dopo dieci anni di scuola era andato a fare il muratore, qualifica che aveva indicato anche nel modulo di iscrizione dell’associazione. Infatti anche in Italia lavorava come manovale e in lavori di giardinaggio.
«Si vedeva che era un tipo volenteroso, tanto che aveva dato la disponibilità a partecipare a corsi di formazione».
Le due sorelle, Vita Li di 31 anni e Tania Gisela di 34, lavorano in città come badante. Vita Li stava insieme ad un uruguaiano di origine italiana e si doveva sposare. «Un particolare mi aveva colpito di quella famiglia. Quando sono venuti all’associazione non avevano i soldi per iscriversi e pagare le tessere, circa 60 euro in tutto. Io dissi che non faceva nulla. Ebbene tornarono dopo alcuni giorni a portarli. Un gesto che confermò l’ottima opinione che mi ero fatta di loro».
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