«La Svizzera sorveglia i suoi confini e l’Italia resta a guardare»
La gente vuole sicurezza, dice il presidente della Comunità Montana della Valceresio, ma le nostre dogane non sono impenetrabili
«Se ritengono che sia necessario sorvegliare un confine con un aereo senza pilota, avranno i loro buoni motivi. Mi domando solo: noi, noi italiani che cosa facciamo?»
Ivan Andreoletti è alla guida della Comunità Montana della Valceresio da pochi mesi, ma sul tema della sicurezza è decisamente preparato. «Ma non ci sono storie – spiega – la gente vuole sicurezza, apprezza se viene garantita una migliore vivibilità del territorio».
Grande sostenitore del Consorzio di Polizia di Valle («una grande opportunità, una potenzialità che qualcuno ancora non ha compreso fino in fondo», dice) accetta volentieri di affrontare l’argomento dell’ordine pubblico in Valle.
– Presidente, gli svizzeri hanno deciso di controllare il confine utilizzando uno di quei velivoli senza pilota. Che idea si è fatto?
«E’ semplice. Avranno i loro buoni motivi per ipotizzare una simile forma di controllo. D’altra parte le verifiche doganali in un’epoca in cui con i Bilaterali la Svizzera si è avvicinata di più ai paesi eurocomunitari, hanno assunto forme meno continuative e sono via via più mirate. Il problema non è che cosa fanno i nostri amici ticinesi. Il problema è che cosa facciamo noi. Se c’è la necessità di tener d’occhio con discrezione un confine, noi che facciamo?»
– Già, che facciamo…
«Non dovete chiederlo a me. Noi abbiamo stiamo facendo il possibile per aumentare le condizioni di sicurezza. Il Consorzio della Polizia di Valle in questo senso è un’ottima opportunità visto che la Regione Lombardia finanzia più dei due terzi dei costi per dotare queste strutture di mezzi. Il che significa che i Comuni consorziati hanno un servizio più articolato, con spese per la sicurezza che, al tempo stesso, sono più contenute. Un esempio. Noi abbiamo appena affidato alla ditta vincitrice dell’appalto, l’incarico di dotare la nostra Polizia di Valle di un ufficio mobile. Un mezzo nuovo dotato di tutte le strumentazioni necessarie. Grazie al finanziamento ci costa il 30% del suo valore. Vi pare poca cosa?».
– Un bel vantaggio.
«E non è il solo. Il Consorzio offre servizi di reciprocità durante il normale orario di servizio ma anche servizi a progetto, in base cioè alle necessità specifiche di ogni singolo comune consorziato».
– Stiamo parlando della Valceresio: zona sicura o bisognosa di ulteriori attenzioni?
«I carabinieri stanno svolgendo un buon lavoro. Sono pochi uomini, andrebbe rinforzato l’organico e persino la dotazione di mezzi. Ma devo ringraziarli pubblicamente per il lavoro che compiono visto che la nostra Valle è ai margini di certi fenomeni di allarme sociale e se casi eclatanti ci sono, sono e restano eccezioni. Ciò non significa che bisogna abbassare la guardia. Siamo una zona di frontiera, un’area del territorio sostanzialmente ricca che attira microcriminalità. Ma siamo lontani da certi indici statistici di altre zone del Varesotto».
– Sia pure indirettamente e proprio per la sicurezza, la Comunità Montana ha investito anche sulla caserma dei carabinieri di Arcisate, vero?
«Abbiamo destinato 220 mila euro. Per noi un sacrificio, è vero. Ma sono soldi ben spesi».
– Oggi solo cinque comuni sugli undici della Comunità hanno aderito al progetto di Polizia di Valle. E gli altri?
«Non posso certo obbligarli. Io auspico che chi ancora non ha aderito valuti i tanti pro e i pochi contro che un’adesione comporta. La Polizia di Valle è un valore aggiunto che si manifesta soprattutto nei comuni più piccoli. Le porte sono sempre aperte. E un maggior numero di consorziati significherebbe sviluppare un progetto "Valceresio sicura" ben più ampio, tenuto conto che la collaborazione con le altre forze dell’ordine è ormai già bene avviata».
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