Meno inaugurazioni e più professionalità

Il federalismo come ricetta possibile per migliorare i servizi. Il caso del cardiocentro di Lugano

Come Presidente della Regio Insubrica nei giorni scorsi ho assistito ad una serie di incontri tra l’Università dell’Insubria e il Cardiocentro di Lugano, interessati entrambi ad una cooperazione reciproca.

Durante una di queste riunioni mi è corso il pensiero a quanto sosteneva il pensatore federalista Alexis de Toqueville in materia di nazioni, e cioè che “piccolo è bello” quando si parla di stati.“Se al mondo non ci fossero che piccole nazioni – le parole di Toqueville – l’umanità sarebbe sicuramente più libera e felice”. Se confrontiamo alcune realtà del nostro paese con altre della vicina svizzera, questo concetto appare molto vicino alla verità.

Prendiamo appunto esempio dalla sanità.

In entrambi i paesi abbiamo chirurghi, medici e infermieri tra i primi nel mondo. Fin qui, difficile fare delle differenze.

Poi però andiamo a fare una visita al Cardiocentro di Lugano, e confrontiamolo con una qualsiasi delle nostre aziende ospedaliere: nessuno può reggere il confronto.

Il Cardiocentro è dieci volte più moderno, spazioso, tecnologicamente attrezzato di qualsiasi reparto della nostra provincia. Inoltre, mentre al Pronto Soccorso di Varese si aspettano ore in attesa del proprio turno, al Cardiocentro il paziente viene assistito all’istante. E quando dico all’istante, intendo che il concetto di attesa è completamente sconosciuto.

Bella forza – si dirà – è una clinica privata! Certo, è privata nel senso che le nomine del direttore generale non le fanno i politici. E poi ci sono letti per privati che vengono da mezzo mondo e pagano tariffe salate, ma per i ticinesi l’esborso non esiste: ogni cittadino del Ticino ha diritto di esservi assistito, e il conto lo paga il Cantone o le assicurazioni sanitarie che i lavoratori devono stipulare.

Inoltre il Cardiocentro non è una società per azioni tipo le nostre cliniche private. E’ una specie di ONLUS, una fondazione non a scopo di lucro gestita dagli stessi medici e presieduta dal Sindaco di Lugano.

Insomma una struttura che è gestita da gente competente, controllata da un rappresentante del popolo a cui i cittadini di Lugano eventualmente scontenti possono tirare le orecchie.

Perché da noi non è così?

Perché un impiegato di Lugano – oltre a guadagnare di più e pagare meno tasse – può usufruire di servizi decisamente migliori?

La risposta è innanzitutto nel sistema fiscale che lascia le tasse e i contributi sanitari sul territorio, senza eccessive perequazioni. Ma anche nel sistema di gestione, che coniuga controllo politico e scelta di manager competenti.

Forse sarebbe meglio anche in Lombardia e in Italia tornare a una gestione della sanità più professionale e politica. Professionale dove serve e politica per quanto riguarda scelte e responsabilità.

A Varese invece abbiamo avuto direttori che facevano gli “inauguratori” e tagliavano i nastri e i politici locali – come il sottoscritto – che non sanno a che santo rivolgersi per ottenere risposte a domande che vengono poste da mesi.

Mesi durante i quali le code al pronto soccorso aumentano, i posti letto diminuiscono e la gente è sempre più insoddisfatta.

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Pubblicato il 26 Dicembre 2005
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