Rapporto giovani laureati e mondo del lavoro: ecco i risultati
Giudizio positivo sulla riforma universitaria e insoddisfazione per il livello di retribuzione: questi i risultati di un’indagine statistica condotta sui giovani laureati provenienti da otto università italiane
Mercoledì 30 novembre nella sede milanese di Assolombarda sono stati ufficialmente presentati i risultati completi di un’indagine statistica che approfondisce la situazione prima e dopo la riforma universitaria del 3+2.
Lo studio è stato svolto nel corso del 2005 dal CILEA su indicazione del Comitato scientifico del progetto Stella, a cui aderiscono 12 università italiane.
Alla presentazione sono intervenuti il professor Marcello Fontanesi, Rettore dell’Università degli studi di Milano-Bicocca e Presidente del CILEA, e il Dottor Alberto Meomartini, Presidente Italgas e Consigliere delegato per formazione, scuola e università di Assolombarda.
In questa occasione sono stati presentati i dati generali dello studio, con le relazioni della prof.ssa Maria Francesca Romano, della Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento Sant’Anna di Pisa (“Ambito e modalità della rilevazione”); della prof.ssa Silvia Biffignandi, dell’Università degli Studi di Bergamo (“Il profilo dei laureati e strade intraprese dopo la laurea”) e delle prof.sse Giovanna Nicolini e Marisa Civardi, rispettivamente dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università di Milano-Bicocca (“Il punto di vista dei laureati: coerenza, adeguatezza e soddisfazione degli Studi”).
Partendo da un campione casuale di 3.500 laureati (rappresentativi di una popolazione di 15.500 laureati provenienti da otto degli Atenei del progetto Stella: Università degli Studi di Bergamo, Brescia, Insubria, Milano, Milano-Bicocca, Pavia, Pisa e Pisa-Scuola Superiore Sant’Anna) è stato approfondito il rapporto tra giovani laureati e mondo della formazione e del lavoro.
Osservando i dati relativi al vecchio ordinamento emerge che il 69,5% è titolare di una occupazione e che il 10,1% è in cerca di lavoro, mentre nel caso delle lauree triennali tali percentuali sono rispettivamente del 51% e del 6,6%.
Le risposte degli studenti indicano comunque un giudizio in generale positivo sulla riforma universitaria. A ulteriore conferma di questa tendenza, che andrà comunque riesaminata alla luce dei dati dei prossimi anni e della concreta spendibilità in campo lavorativo, vi sono i giudizi mediamente più ottimistici circa la coerenza del percorso di studi seguito con l’occupazione professionale trovata.
Il 60,7% dei laureati del nuovo ordinamento giudica infatti coerente il rapporto tra impiego e studio, contro il 46,4% dei laureati del vecchio ordinamento, e il 57,4% si ritiene molto soddisfatto dell’occupazione trovata, contro il 40,6% dei vecchi laureati.
Nota dolente comune ai laureati del vecchio e del nuovo ordinamento è l’insoddisfazione per il livello della propria retribuzione, con meno del 10% dei laureati di entrambi gli ordinamenti che definiscono molto adeguata la retribuzione in relazione agli sforzi compiuti per ottenere la laurea.
La ricerca ha anche analizzato le percentuali di occupazione dei laureati suddivisi in sei aree disciplinari: quella economico-statistica, ingegneristica, sanitaria, scientifica, politico-sociale e umanistica.
I risultati migliori riguardano il settore sanitario, che ha una percentuale di occupati del 97% per il nuovo ordinamento contro il 98,4% per il vecchio, e che presenta i livelli più elevati di soddisfazione per tipologia di lavoro e stipendio.
Sul versante opposto spiccano invece le statistiche relative agli studi ingegneristici, che presentano una percentuale di occupati del 75% per il nuovo ordinamento contro il 92,6% per quello vecchio.
I dati del settore dimostrano che per il laureato triennale non è stato facile l’inserimento nel mondo del lavoro, anche perché questa figura non sempre è stata compresa e adeguatamente utilizzata dalle aziende, e che anche coloro che hanno trovato un’occupazione non sono soddisfatti del livello raggiunto. I giovani laureati sembrano gradire il percorso formativo seguito, almeno stando alla elevata percentuale di coloro che si iscriverebbero nuovamente, ma indicano chiaramente l’esigenza di rimodulare i programmi di studio consolidando e rendendo costante fin dall’inizio il collegamento tra studi e realtà lavorativa.
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