Un varesino a “Scarpdetenis”
Storia di Michele, fagnanese, ex Operaio della Bernocchi di legnano. E' ora senza dimora e lavora per il giornale no profit promosso dalla caritas Ambrosiana
Che il mondo sia più difficile del previsto, prima o poi tutti ce ne accorgiamo. Che per alcuni sia molto più difficile lo sappiamo, anche se spesso se ne riesce a malapena a intuire la gravità. ma che le vite dure, quelle che ti portano sulla strada per esempio, appartengano anche ai varesini, questo è un po’ meno intuitivo e scontato. Eppure, la vita dura è anche qui, le esistenze ai margini partono anche dall’operosa Varese.
Quella che vi vogliamo raccontare, fatta di fabbriche che chiudono e difficoltà a vivere, guai di salute e sfortune è partita da Fagnano Olona, e forse si può persino dire che si è conclusa bene malgrado Michele, il protagonista della storia, viva ancora al dormitorio di Milano, dove ha la residenza. Abbiamo incontrato Michele nella redazione di Scarpdetenis, unico giornale di strada no profit e progetto promosso nove anni fa dalla Caritas Ambrosiana per dare una attività e un reddito ai senza dimora: lui lì ci lavora, vende le riviste la cui diffusione è legata anche alla sua attività di "strillone". Piglia un tot per ogni numero venduto, e le mance le può mettere direttamente in tasca.
«Sono nato il 7 luglio 1944 – racconta Michele – Eravamo cinque in famiglia e abitavamo in una frazione di Fagnano Olona, dove vivevo con le mie sorelle mentre mio padre e mia madre lavoravano. Siamo vissuti insieme fino agli anni settanta, poi nel 71 è morto mio padre e subito dopo, nel 72, è morta mia madre. E quando muoiono i genitori cambia la vita… Io mi sono sposato nel 75 e l’anno dopo è nata mia figlia. Nei primi anni 80 mi hanno sfrattato dalla casa dove vivevo in affitto: per un paio d’anni io e mia moglie abbiamo dormito in pensione. Poi però mia moglie si è ammalata ed è morta nell’85, all’ospedale di Cuasso al Monte. Io sono rimasto solo e mi è capitato di fratturarmi tibia e perone per un incidente. Sono rimasto fermo molti mesi per l’infortunio e quando sono tornato al lavoro alla Bernocchi di Legnano, sono andato in cassa integrazione. Poi la ditta è fallita e sono rimasto su una strada. E’ stato a questo punto che dopo avere girovagato un po’ (Sono stato anche a Torino Asti e Novara), sono partito per Milano: ho dormito due o tre mesi da Fratel Ettore, poi non ce l’ho fatta più».
Racconta la sua precedente vita tribolata, quella che l’ha portato sulla strada, tutta d’un fiato, preoccupandosi di riferire date a particolari. ma poi, cos’è successo?
«Qualcuno mi ha proposto: "vieni al dormitorio". Io a dire il vero dell’esistenza del dormitorio di Milano nemmeno sapevo: ma alla fine mi sono trovato bene e da allora sono ancora lì, e ho anche la residenza. Da sette anni. Sono anche in lista per una casa, ma non mi spiace affatto rimanere lì, ci sto benissimo».
Per guadagnarsi da vivere come faceva?
«Una volta ambientato sono andato in giro con altri cercando la carità: il lunedì da una parte, il martedì dall’altra… Finchè un giorno, fuori da una chiesa, ho trovato un tizio che mi ha detto: "cosa fai qui, perché non vendi i giornali?" a dire il vero non ci ho pensato subito, lì per lì ho lasciato perdere. Non conoscevo Scarp de Tenis. Ma un giorno ho deciso di venire almeno a vedere di che si trattava, poi ho cominciato a parlare con qualcuno e a vendere giornali e morale è sei anni che sono qui».
Ora Michele è sereno, tranquillo, orgoglioso di fare parte “della squadra” di questo mensile promosso dalla caritas Ambrosiana, scritto e venduto dai senza dimora come lui: «Siamo più di una trentina a lavorare, e giriamo un po’ dappertutto in Lombardia. Lo sa che un mese fa sono stato anche a Varese? a Masnago e poi anche a San Fermo. Quando arrivo qui prendo la H, poi ho preso la E…» Michele sa tutto di autobus e mezzi pubblici: si vede che è abituato a viaggiare in lungo e in largo, e per ogni paese o quartiere sciorina pullman e fermate da prendere. «La mattina di solito sono in piazza Fontana, dove c’è la Curia. Bisogna dire che lì gli abbonati sono parecchi e quindi si vende poco… Comunque, conosco la gente che passa e loro conoscono me. Prima però stavo alla stazione Cadorna… Giro molto per la vostra provincia: , sono stato a Gallarate a san Macario, a Gavirate, Samarate. L’unico posto dove non ho mai venduto i giornali, naturalmente, è Fagnano. Però dò delle belle indicazioni a chi ci va…»
Non ha mai voglia di tornare a Fagnano?
«A dire il vero io sto bene qua, adesso. In un paesino tutta la gente critica e guarda, appena sei in difficoltà A Milano si è più liberi. Sì certo avevo degli amici a Fagnano, ma ora ci vado solo per mia figlia e poi torno subito indietro. In fondo, io sono un solitario»
Sua figlia però abita qui…
«Mia figlia abita in una frazione di Cassano Magnano. lavora a Malpensa e ha una figlia di un anno e mezzo. Ci vediamo per le feste».
E la sua vita, ora, com’è?
«La mia vita ora è dormire al dormitorio e mangiare in giro: vado ancora le mense, come quella dei frati cappuccini di viale Padova. Ma molto più spesso mangio fuori, nei posti dove vado a vendere i giornali. Io ormai mi trovo bene, mi piace girare, e non mi pesa muovermi da un paese all’altro. E anche stare al dormitorio non è male: c’è il dottore, c’è tutto. Per un euro e 50 al giorno. Poi vengo qui, parlo con qualcuno. Insomma, sto bene».
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